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MASTRO DON GESUALDO di Giovanni Verga

Mastro-don GesualdoTitolo: Mastro Don Gesualdo
AutoreGiovanni Verga
Genere: Romanzo
Pagine: 330
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In breve:
Suonava la messa dell’alba a San Giovanni; ma il paesetto dormiva ancora della grossa, perché era piovuto da tre giorni, e nei seminati ci si affondava fino a mezza gamba. Tutt’a un tratto, nel silenzio, s’udì un rovinìo, la campanella squillante di Sant’Agata che chiamava aiuto, usci e finestre che sbattevano, la gente che scappava fuori in camicia, gridando:
– Terremoto! San Gregorio Magno!
Era ancora buio. Lontano, nell’ampia distesa nera dell’Alìa, ammiccava soltanto un lume di carbonai, e più a sinistra la stella del mattino, sopra un nuvolone basso che tagliava l’alba nel lungo altipiano del Paradiso. Per tutta la campagna diffondevasi un uggiolare lugubre di cani. E subito, dal quartiere basso, giunse il suono grave del campanone di San Giovanni che dava l’allarme anch’esso; poi la campana fessa di San Vito; l’altra della chiesa madre, più lontano; quella di Sant’Agata che parve addirittura cascar sul capo agli abitanti della piazzetta. Una dopo l’altra s’erano svegliate pure le campanelle dei monasteri, il Collegio, Santa Maria, San Sebastiano, Santa Teresa: uno scampanio generale che correva sui tetti spaventato, nelle tenebre.
– No! no! E’ il fuoco!… Fuoco in casa Trao!… San Giovanni Battista!

Il libro:
Da “mastro” a “don”. Mastro-don Gesualdo (1889) è il secondo e ultimo romanzo completo del ciclo dei Vinti e rappresenta il secondo gradino della scala sociale, stando al progetto che Giovanni Verga si era prefissato. A differenza dei Malavoglia non c’è una narrazione “corale” che segue le vicende di una famiglia e del contesto circostante, quello di Aci Trezza, ma come si evince fin dal titolo ci troviamo di fronte a un unico protagonista, Gesualdo Motta. Gesualdo è un muratore dotato di grande spirito di sacrificio, tenacia e volontà, tanto sul lavoro quanto nel disegno di guadagnare e accumulare la “roba”. Per i suoi inizi lavorativi nelle fabbriche di cantiere gli viene dato l’appellativo di “mastro”, a cui si aggiungerà quello di “don”, più prestigioso e in genere riservato ai proprietari terrieri. Il doppio appellativo sintetizza la parabola del protagonista, che pur di umili origini diventa un ricco imprenditore; al contempo mostra anche l’inconciliabilità dei due ranghi, che ironicamente viene messa in risalto dai suoi compaesani…

Leggi anche: Riassunto, commento e analisi del romanzo

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