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VOLARE di Luigi Pirandello | Testo

Uno solo s’era fatto avanti, l’inverno scorso: un bel tipo! Vecchio impiegato in ritiro, tutto ritinto, doveva aver messo da parte – chi sa come – una buona sommetta, perché prestava a usura. Nené aveva detto di sì, solo per farle chiudere gli occhi meno disperatamente. Ma poi s’era presto capito che tanta voglia di sposare colui non la aveva, e che invece… Ma sì, tutt’a un tratto, s’era sparsa la voce che lo avevano messo dentro per offese al buon costume.
Così vecchio, e così… Ma già, il mondo, tutto rivoltato! E non aveva avuto il coraggio di ripresentarsi, dopo tre mesi, appena uscito dal carcere? Prima nero come un corvo, e ora biondo come un canarino… Per poco Nené non gli aveva fatto ruzzolar le scale. Eppure ancora, laido vecchiaccio sfrontato, la seguiva e la infastidiva per via, quand’ella si recava a lasciare a bottega i sacchettini e le scatolette o a prender le commissioni.
Più che per Adelaide la signora Maddalena sentiva pietà per questa più piccola. Perché Adelaide, almeno, da ragazzina, aveva goduto, mentre Nené era nata e cresciuta sempre in mezzo alla miseria.
Di tratto in tratto la signora Maddalena alzava gli occhi a un ritratto fotografico ingiallito e quasi svanito, appeso in cornice alla parete di faccia; e, contemplando quella figura d’uomo zazzeruto, tentennava amaramente il capo.
Lo aveva sposato per forza. Ai suoi tempi, quel tomo lì, era stato un famoso baritono buffo.
Da giovane lei aveva studiato canto, perché aveva una bellissima voce di soprano sfogato. Faceva all’amore, allora, con un giovanotto che forse l’avrebbe resa felice. Ma la madre, donna terribile, un giorno – rimedio spiccio – l’aveva schiaffeggiata pulitamente al balcone, coram populo, mentre stava in dolce corrispondenza con l’innamorato seduto sul balcone dirimpetto.
Aveva esordito a Palermo, prima del 1860, al Carolino, e aveva fatto furore. Eh, altro… Ma quell’uomo là con la zazzera, che cantava con lei, innamorato cotto, l’aveva chiesta subito in moglie. E subito, appena sposati, le aveva proibito di seguitare a cantare. Per gelosia, pezzo d’imbecille! Sì, guadagnava tesori, lui, è vero, e la teneva come una regina, ma sempre incinta, e senza casa, di città in città, con un esercito di casse e di fagotti appresso. E i denari, com’erano entrati, eran volati via. Poi lui s’era ammalato, aveva perduto la voce di baritono buffo, e buonanotte ai sonatori! Lui, morto in un ospedale; e lei rimasta in mezzo alla strada con cinque figliuoli, tutti piccini così.
Non solo il corpo, ma pure l’anima si sarebbe venduta per dar da mangiare a quei piccini. Aveva fatto di tutto; anche da serva, tre mesi; poi, i tre maschietti le erano morti fra gli stenti; e quelle due femminucce se le era tirate su, non sapeva più come neanche lei. Eccole là.
– Piove, Nené?
– Piove.
Da quindici giorni pioveva, signori miei, senza smettere un momento. E per l’umidaccio che la acchiappava subito alle reni, Adelaide, ecco, non si poteva tenere neppure a sedere sul letto.
Oh! sonavano alla porta. E chi poteva essere con quella bella giornata?
La signora Elvira, che piacere!, la padrona della bottega d’Adelaide. S’era incomodata a venir lei stessa a pagare fino in casa la settimana? Quanta bontà… No?
– No, care mie, – prese a dire la signora Elvira, deponendo nelle mani di Nené l’ombrello sgocciolante e poi un fazzoletto e poi la borsetta, per tirarsi su e commiserare le sue sottane zuppe da strizzare.
In gioventù, una trentina d’anni fa, si doveva esser molto compiaciuta di se stessa, quella signora Elvira, se con tanta ostinazione aveva voluto conservarsi tal quale, coi capelli biondi d’allora e il roseo delle guance e il rosso delle labbra e quella ridicola formosità del busto e dei fianchi. Sapendo di non poter più ingannare nessuno e neanche se stessa, si ritruccava quella sua povera maschera sciupata con violento dispetto per rappresentare almeno per qualche momento, di sfuggita, davanti allo specchio quella lontana immagine di gioventù passata invano, ahimè. Se non che, certe volte, se ne dimenticava; e allora il contrasto fra quella truccatura di rosea zitellina e la sguajataggine della vecchia inacidita, strideva buffissimo e sconcio.
– No no, care mie, – seguitò. – Bontà, scusate, bontà fino a un certo punto! Se non mi sfogo, schiatto. Dov’è la tasca? Eccola qua! Leggi, leggi tu, anima mia; leggi qua!
– Che cos’è? – domandò la signora Maddalena dalla poltrona, costernata.
La signora Elvira porse a Nené una lettera e rispose con le mani per aria:
– Che cos’è? Centoquattordici lire di ritenuta! Bisogna che mi vuoti il cuore dalla bile, o schiatto! Sono parti da fare a una come me? Ma dico.. Lo sa Dio quel che sto patendo per voi a bottega, per serbare il posto a Lalla, e tu intanto, anima mia, qua… centoquattordici lire di ritenuta? Impazzisco.
– Ma che c’entro io? – fece Nené.
– Che c’entri tu? – rimbeccò pronta quella. – E il lavoro chi l’ha fatto?
– Non io sola.
– Tu per la maggior parte; tu che vuoi prendertene sempre più di quello che puoi fare! Ed ecco che ne viene. Hai visto? Piombi la sera tardi a bottega, approfitti che non ho tempo di vedere e che mi fido di te… Ah, cara mia, no! Io non le pago. Centoquattordici lire? Fossi matta! Ci ho colpa anch’io, che non ho sorvegliato. Pagheremo, metà io, metà tu.
– E con che pago io? – fece Nené, quasi ridendo.
– Me lo sconti col lavoro, – rispose la signora Elvira. – Oh bella, toh! Cominciando da questa settimana.
– Signora Elvira…
– Non sento ragioni!
– Ma guardi come siamo tutt’e tre! Se ci toglie… Domani viene il padron di casa per la pigione…
– E tu non gliela dare!
– Come non gliela do? Siamo in arretrato di due mesi. Ci butta in mezzo alla strada. Creda, signora Elvira, che le vogliono fare una soperchieria, perché il lavoro…
– Zitta, zitta, bella mia, non mi parlare del lavoro! – la interruppe quella. – Ridammi il paracqua e ringrazia Dio, anima mia, se non ti volto le spalle, come dovrei. Se non tutto in una volta, sconterai a poco a poco, in considerazione, bada bene! di tua sorella che mi lasciò sempre contenta e di tua madre. C’è malattie; compatisco. Ti do la metà, e basta. Statevi bene.

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