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LA COSCIENZA DI ZENO di Italo Svevo | Riassunto, analisi e commento

In coda alla biografia, nell’ultimo capito del romanzo, Zeno allega un diario con le sue ultime considerazioni. Spiega innanzitutto perché ha deciso di abbandonare la cura presso il dottor S. che la sua malattia l’ha anche identificata nel complesso di Edipo: avevo amata mia madre e avrei voluto ammazzare mio padre. Il protagonista è più che convinto che il professore si sia sbagliato e attribuisce questo a un grossolano errore di base: la diagnosi è fondata sulle sue confessione, ma queste sono state fatte in una lingua che Zeno non padroneggia, l’italiano, e quindi adattate al meglio ad uno scarso vocabolario: come raccontiamo con predilezione tutte le cose per le quali abbiamo pronta la frase e come evitiamo quelle che ci obbligherebbero di ricorrere al vocabolario. Le sue confessioni non possono che essere falsate.
Le immagini della sua infanzia rievocate durante le sedute sono inoltre solo frammenti, scheletri d’immagini e quindi in sé prive di significato e di veridicità. Ricorda ad esempio un giorno in cui era dovuto andare a scuola mentre il fratello più piccolo era rimasto a casa. Nella rievocazione è invidioso del fratello che poteva evitare la sua condanna, ma riflettendoci si ricorda che la realtà era totalmente diversa: ad essere geloso era suo fratello che in ogni caso, essendo più giovane di un solo anno, a scuola ci era andato. Resosi conto di questa situazione, Zeno inizia ad inventare immagini del passato ma si pentirà poi di non riuscire più ad averne di spontanee (seppure falsate).

Secondo il dottor S. il vizio del fumo è da attribuire ad una accesa competizione con il proprio padre. Morto l’uomo, il protagonista l’aveva sostituito con Giovanni Malfenti continuando ad attuare il suo odio verso la nuova figura paterna sfregiandone la casa con il tradimento della moglie e provando a sedurre le sue altre figlie. La considerazione di Cosini su questa opinione del professore è impietosa: credo però ch’egli sia il solo a questo mondo il quale sentendo che volevo andare a letto con due bellissime donne si domanda: vediamo perché costui vuole andare a letto con esse

Zeno Cosini smonta quindi completamente il metodo della psicoanalisi ed arriva a preferirgli anche una semplice analisi delle urine fatta dal dottor Paoli, medico curante della famiglia Malfenti. Sente addirittura di essere peggiorato a causa del dottor S. e si pone l’obiettivo di guarire dalla psicoanalisi.

Il periodo storico in sui il protagonista scrive le ultime pagine del diario è quello della prima guerra mondiale. Il triste evento tocca anche Zeno che durante un soggiorno di vacanza con la famiglia a Lucinico viene separato dalla sua famiglia. La guerra è lo spunto per una ultima considerazione sulla propria e sulla malattia del mondo.

Zeno non solo si dichiara totalmente guarito ma ammette che in realtà malato non lo è mai nemmeno stato. Prende consapevolezza del fatto che la vita è sì dolorosa ma questo dolore non è da confondere con la malattia dell’uomo. La prova del proprio vigore Cosini la ha dal commercio a cui si dedica finalmente con successo. Zeno comprende come sia facile scorgere la malattia nella vita e per questo giustifica anche il professore. La vita dell’uomo è inquinata fino alle radici. L’uomo si è messo al posto della natura infrangendo le sue regole. Non ha possibilità di progresso del proprio organismo e non può aspirare alla salute. Si lancia nell’inventare nuove armi con il rischio di arrivare ad una fine catastrofica:
ci sarà un’esplosione enorme che nessuno udrà e la terra ritornata alla forma di nebulosa errerà nei cieli priva di parassiti e di malattie

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