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Letteratura italiana del 900: tra le due guerre

Le strade della poesia. Sul fronte della poesia, la lezione di grandi poeti stranieri, tra cui T.S. Eliot, Ezra Pound, Paul Valery, viene accolta dal maggiore dei nostri poeti, Eugenio Montale, che trova uno stile personale e di straordinaria tensione lirica. Il primo Giuseppe Ungaretti guarda invece più alle esperienze dei simbolisti francesi di fine Ottocento, per poi riscoprire un nuovo equilibrio tra tradizione e innovazione nella raccolta Sentimento del tempo. Un’estenuazione del simbolismo e un filone più propriamente orfico è interpretato da Dino Campana (1885-1932): i suoi Canti orfici presentano un percorso iniziatico, allucinato e visionario e alludono a un’ascesi spirituale che condurrebbe al raggiungimento di una verità superiore. Una poesia dal carattere ontologico e come strumento per accedere a una conoscenza metafisica è anche quella ermetica, che nasce a Firenze negli anni Trenta intorno alla rivista “Frontespizio” e successivamente a “Campo di Marte”. Secondo gli ermetici il poeta è un veggente in cerca dell’Assoluto e del divino, che con la poesia indaga l’esperienza ultraterrena: è evidente la matrice cristiana alla base di questa concezione. Le prime raccolte di Mario Luzi (1914-2005) sono la pietra di paragone di questo tipo di poesia, che fa ricorso a un lessico astratto e prezioso, talvolta difficile, perché difficile è la trasposizione del messaggio divino. Accanto a Luzi, si annoverano Alessandro Parronchi (1014-2007) e Piero Bigongiari (1914-2007); prossimi alla poetica ermetica sono Alfonso Gatto (1909-1976) e Salvatore Quasimodo: quest’ultimo tuttavia intraprende un percorso autonomo, in direzione del lirismo puro, prima, e dell’impegno civile, poi.

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