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Parafrasi canto 28 (XXVIII) del Purgatorio di Dante

Tu mi ricordi il luogo dove si trovava ed il modo in cui si
muoveva Proserpina, quando fu persa dalla madre e
perse lei poi a sua volta la possibilità di vedere la Primavera.”

Come si volta, con le piante fisse
a terra ed unite tra di loro, una donna che danza,
e avanza poi mettendo un piede dinnanzi all’altro,

si voltò quella donna (Matelda) muovendosi sui fiori rossi e
gialli verso di me, non diversamente da una vergine
che proceda tenendo pudicamente lo sguardo a terra;

ed accontentò così la mia richiesta,
avvicinandosi a me tanto che la dolce melodia del suo canto
poteva giungere a me insieme alle sue parole.

Non appena giunse là dove l’erba del prato
viene bagnata dall’acqua del limpido fiumiciattolo,
Matelda mi fede dono del suo sguardo.

Non credo fossero altrettanto splendenti
gli occhi di Venere, quando fu trafitta
accidentalmente da una delle frecce dal figlio Cupido.

Stando ritta in piedi sull’altra sponda, la donna rideva,
intrecciando intanto con le mani dei fiori colorati che la terra
in cima al Purgatorio produce senza bisogno di semi.

Il ruscello ci separava di poco, di soli tre passi;
eppure l’Ellesponto, nel punto in cui lo oltrepassò re Serse,
ancora oggi freno per l’orgoglio umano,

non fu odiato meno da Leandro per il fatto di essere
in tempesta fra Sesto e Abido, di quando fu da me odiato
quel ruscello, perché non si aprì così da lasciarmi passare.

“Forse il mio riso di felicità, poiché siete nuovi”,
cominciò lei a dire, “in questo luogo scelto
come sede naturale dell’umanità,

vi meraviglia e vi lascia dubbiosi;
ma illuminerà le vostre menti il salmo Delectasti,
che è in grado di liberarvi dalla nebbia del dubbio.

E tu che sei davanti agli altri e mi hai rivolto la preghiera,
dimmi se c’è altro che vuoi sapere; perché sono venuta
subito per poter rispondere adeguatamente ad ogni tua domanda.”

Le dissi allora io: “L’acqua ed il cinguettio tra i rami
contraddicono la mia nuova convinzione in una legge
del Purgatorio che mi sembra in realtà contraria a ciò che vedo e sento.

Mi disse allora Matelda: “Ti dirò adesso come
ciò che ti fa meravigliare abbia origine da una precisa causa,
e dileguerò così il dubbio che ti disturba.

Dio, il supremo bene che ha piacere solo di se stesso,
creò l’uomo buono e propenso al bene, e gli diede questo luogo
come anticipo della beatitudine eterna.

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