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Parafrasi canto 25 (XXV) del Paradiso di Dante

Dice Isaia che ciascuna delle anime elette
nella sua terra otterrà una doppia veste;
e la loro terra è questa eterna beatitudine.

E tuo fratello (Giovanni) conferma questa rivelazione
in maniera più elaborata e complessa (nell’Apocalisse),
quando parla delle anime avvolte in bianche vesti”.

E, verso la fine di questo discorso,
si sentì per prima cosa sopra di noi “sperino in te”;
al quale tutte le corone di anime risposero.

Poi tra di loro una luce si schiarì facendosi
così splendente che se il Cancro avesse una tale stella luminosa,
per un mese intero non avremmo più notte d’inverno.

E come una lieta fanciulla si alza
ed entra nelle danze, solo per fare onore
alla novella sposa, e non per vanità,

così io vidi quell’anima più luminosa
avvicinarsi verso i due apostoli che danzavano a ritmo
come si conviene al loro ardore di carità.

Si unì a loro nel coro e nella danza;
e Beatrice li guardava,
come una sposa silenziosa e immobile.

“Costui è l’apostolo Giovanni che posò il capo
sul petto di Cristo che dall’alto della croce
lo elesse al grande incarico”

Mi disse così Beatrice e neppure
mentre pronunciava le sue parole
distolse mai lo sguardo dalla corona di anime.

Come colui che aguzza la vista e cerca
di vedere il Sole eclissarsi un po’,
e che, per vedere, diventa cieco;

così feci io di fronte a quell’ultima anima
mentre mi fu detto: “Perché ti sforzi
per vedere qualcosa che non c’è?

In Terra riposa il mio corpo e vi rimarrà
insieme con tutti gli altri, finché il numero di beati
raggiunga la quantità stabilita da Dio.

Con la doppia veste (anima e corpo) ci sono soltanto
in paradiso i due che hai visto salire (Cristo e la Vergine);
e così tu riferirai sulla Terra”.

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