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Parafrasi canto 9 (IX) del Paradiso di Dante

ma presto accadrà che Padova tingerà di sangue
l’acqua della palude che bagna Vicenza,
a causa dell’essere queste popolazioni restie al dovere;

e dove si congiungono il Sile e il Cagnan, a Treviso,
un tale signoreggia e cammina superbo,
contro il quale è già pronta la rete per catturarlo.

Si pentirà anche Feltre per la colpa
del suo empio vescovo, che sarà così turpe
che un reato simile mai fu punito con la galera.

Sarebbe troppo largo il recipiente in cui ricevere
il sangue dei ferraresi versato per questa colpa,
e si stancherebbe chi lo volesse pesare oncia a oncia,

il quale sangue questo prete generoso donerà
per dimostrarsi fedele ai guelfi; e doni simili
saranno conformi alle usanze di tutta Italia.

In alto ci sono le anime celesti, chiamate Troni da voi,
dalle quali si riflette su di noi il giudizio giusto di Dio
così che queste mie parole sembrano degne di fede”.

A questo punto tacque; e mi mostrò
di essersi rivolta ad altro, ritornando alla danza
da cui si era mossa prima.

L’altra anima beata, che mi era già stata indicata
come un prezioso gioiello, divenne ai miei occhi
scintillante come un rubino esposto al Sole.

In Paradiso la gioia si dimostra col crescere della luce,
così come in Terra con il sorriso; ma quaggiù
il corpo mortale si rabbuia quando la mente è triste.

“Dio vede tutto e la tua vista penetra in Lui”
dissi io, “o anima beata, così che nessun
desiderio ti può essere nascosto.

Dunque la tua voce, che rallegra il cielo
sempre assieme al canto dei Serafini
che di sei ali si avvolgono come in un saio,

perché non soddisfa il mio desiderio di conoscerti?
Non aspetterei io la tua domanda
se io potessi penetrare nel tuo pensiero come tu nel mio”.

“Il più grande bacino in cui si espande l’acqua, il Mediterraneo,”
iniziarono allora le sue parole
“al di fuori dell’Oceano che circonda la Terra,

si estende tanto tra coste opposte di Africa ed Europa, in direzione opposta
rispetto al sole, che ha per meridiano
quello stesso cerchio celeste che, all’estremità occidentale, è orizzonte.

Io fui abitante di quel mare interno
tra i fiumi Ebro e Magra, che per breve tratto
divide le terre di Genova e Toscana.

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