Footer menù

Parafrasi canto 17 (XVII) dell’Inferno di Dante

Ma Virgilio, che già altre volte mi aveva soccorso
quando mi trovavo in altri pericoli, non appena salii in groppa
mi cinse con le sue braccia e mi tenne fermo;

disse poi: “Gerione, muoviti adesso:
scendi poco alla volta con cerchi larghi:
tiene bene a mente l’insolito carico che stai portando.”

Come una piccola nave esce da dove aveva approdato indietreggiando
a poco a poco, allo stesso modo il mostrò si allontanò allora da là;
e quando infine si sentì completamente libero,

rivolse la coda dove prima aveva il petto,
e tenendola tesa la mise in movimento, come fa una anguilla,
e con le due branche iniziò a tirare a sè l’aria.

Non credo fu maggiore la paura
di Fetonte quando abbandonò i freni del carro del sole,
ed il cielo, come è possibile ancora adesso vedere, fu scottato;

né fu maggiore quella provata dal povero Icaro quanto dai suoi fianchi
sentì staccarsi le penne a causa del riscaldamento della cera,
mentre il padre Dedalo gli gridava: “Stai seguendo una cattiva strada!”,

di quella che provai io allora, quando vidi mi vidi sospeso
completamente nell’aria e vidi tolta
la vista di ogni cosa ad eccezione del mostro su cui sedevo.

Gerione procede nuotando lentamente:
gira in cerchio e scende continuamente, ma non me ne accorgo
se non per l’aria che sento arrivare sul volto e dal basso.

Io iniziavo già a sentire alla mia destra il vortice d’acqua
del fiume Flegetonte rumoreggiare orribilmente sotto di noi,
e sporgo quindi la testa per guardare verso il basso.

Divenni allora ben più timoroso nell’allentare la presa delle gambe,
vedendo giù in fondo dei fuochi e sentendo dei pianti;
e tutto tremante strinsi di nuovo le coscie intorno al mostro.

Mi accorsi poi, cosa che non avevo notato prima,
del nostro scendere e girare in cerchio vedendo le grandi punizioni
(dell’ottavo cerchio) che si facevano vicine da tutte le parti.

Come il falcone da caccia che è stato per tanto tempo in volo,
e senza aver sentito il richiamo o visto una preda
fa dire al falconiere: “Ahimè, tu stai scendendo!”,

planando stanco fino al punto da cui era partito agile,
facendo centinaia di cerchi nell’aria, atterra infine lontano
dal suo padrone, sdegnoso ed afflitto;

allo stesso modo Gerione si depose sul fondo del burrone
ai piedi della parete di roccia a strapiombo
e, dopo aver lasciato scendere me e Virgilio,

si dileguò infine veloce come una freccia scoccata da un arco.

 < Parafrasi Canto 16 Parafrasi Canto 18 >
No comments yet.

Lascia un commento

Unable to load the Are You a Human PlayThru™. Please contact the site owner to report the problem.

Powered by WordPress. Designed by WooThemes

contatore accessi web