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Testo del canto 41 (XLI) del poema Orlando Furioso

50
Cresce la forza e l’animo indefesso:
Ruggier percuote l’onde e le respinge,
l’onde che seguon l’una all’altra presso,
di che una il leva, un’altra lo sospinge.
Così montando e discendendo spesso
con gran travaglio, al fin l’arena attinge;
e da la parte onde s’inchina il colle
più verso il mar, esce bagnato e molle.

51
Fur tutti gli altri che nel mar si diero,
vinti da l’onde, e al fin restar ne l’acque.
Nel solitario scoglio uscì Ruggiero,
come all’alta Bontà divina piacque.
Poi che fu sopra il monte inculto e fiero
sicur dal mar, nuovo timor gli nacque
d’avere esilio in sì strette confine,
e di morirvi di disagio al fine.

52
Ma pur col core indomito, e costante
di patir quanto è in ciel di lui prescritto,
pei duri sassi l’intrepide piante
mosse, poggiando invêr la cima al dritto.
Non era cento passi andato inante,
che vide d’anni e d’astinenze afflitto
uom ch’avea d’eremita abito e segno,
di molta riverenza e d’onor degno;

53
che, come gli fu presso: – Saulo, Saulo,
(gridò), perché persegui la mia fede?
(come allor il Signor disse a san Paulo,
che ‘l colpo salutifero gli diede).
Passar credesti il mar, né pagar naulo,
e defraudare altrui de la mercede.
Vedi che Dio, c’ha lunga man, ti giunge
quando tu gli pensasti esser più lunge. –

54
E seguitò il santissimo eremita,
il qual la notte inanzi avuto avea
in vision da Dio, che con sua aita
allo scoglio Ruggier giunger dovea:
e di lui tutta la passata vita,
e la futura, e ancor la morte rea,
figli e nipoti ed ogni discendente
gli avea Dio rivelato interamente.

55
Seguitò l’eremita riprendendo
prima Ruggiero; e al fin poi confortollo.
Lo riprendea ch’era ito differendo
sotto il soave giogo a porre il collo;
e quel che dovea far, libero essendo,
mentre Cristo pregando a sé chiamollo,
fatto avea poi con poca grazia, quando
venir con sferza il vide minacciando.

56
Poi confortollo che non niega il cielo
tardi o per tempo Cristo a chi gliel chiede;
e di quelli operarii del Vangelo
narrò, che tutti ebbono ugual mercede.
Con caritade e con devoto zelo
lo venne ammaestrando ne la fede,
verso la cella sua con lento passo,
ch’era cavata a mezzo il duro sasso.

57
Di sopra siede alla devota cella
una piccola chiesa che risponde
all’oriente, assai commoda e bella:
di sotto un bosco scende sin all’onde,
di lauri e di ginepri e di mortella,
e di palme fruttifere e feconde;
che riga sempre una liquida fonte,
che mormorando cade giù dal monte.

58
Eran degli anni ormai presso a quaranta
che su lo scoglio il fraticel si messe;
ch’a menar vita solitaria e santa
luogo oportuno il Salvator gli elesse.
Di frutte colte or d’una or d’altra pianta,
e d’acqua pura la sua vita resse,
che valida e robusta e senza affanno
era venuta all’ottantesimo anno.

59
Dentro la cella il vecchio accese il fuoco,
e la mensa ingombrò di vari frutti,
ove si ricreò Ruggiero un poco,
poscia ch’i panni e i capelli ebbe asciutti.
Imparò poi più ad agio in questo loco
de nostra fede i gran misteri tutti;
ed alla pura fonte ebbe battesmo
il dì seguente dal vecchio medesmo.

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