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Testo del canto 41 (XLI) del poema Orlando Furioso

30
Pel dì de la battaglia ogni guerriero
studia aver ricco e nuovo abito indosso.
Orlando riccamar fa nel quartiero
l’alto Babel dal fulmine percosso.
Un can d’argento aver vuole Oliviero,
che giaccia, e che la lassa abbia sul dosso,
con un motto che dica: Fin che vegna:
e vuol d’oro la vesta e di sé degna.

31
Fece disegno Brandimarte, il giorno
de la battaglia, per amor del padre,
e per suo onor, di non andare adorno
se non di sopraveste oscure ed adre.
Fiordiligi le fe’ con fregio intorno,
quanto più seppe far, belle e leggiadre.
Di ricche gemme il fregio era contesto;
d’un schietto drappo e tutto nero il resto.

32
Fece la donna di sua man le sopra-
vesti a cui l’arme converrian più fine,
de’ quai l’osbergo il cavallier si cuopra,
e la groppa al cavallo e ‘l petto e ‘l crine.
Ma da quel dì che cominciò quest’opra,
continuando a quel che le diè fine,
e dopo ancora, mai segno di riso
far non poté, né d’allegrezza in viso.

33
Sempre ha timor nel cor, sempre tormento
che Brandimarte suo non le sia tolto.
Già l’ha veduto in cento lochi e cento
in gran battaglie e perigliose avvolto;
né mai, come ora, simile spavento
le agghiacciò il sangue e impallidille il volto:
e questa novità d’aver timore
le fa tremar di doppia tema il core.

34
Poi che son d’arme e d’ogni arnese in punto,
alzano al vento i cavallier le vele.
Astolfo e Sansonetto con l’assunto
riman del grande esercito fedele.
Fiordiligi col cor di timor punto,
empiendo il ciel di voti e di querele,
quanto con vista seguitar le puote,
segue le vele in alto mar remote.

35
Astolfo a gran fatica e Sansonetto
poté levarla dal mirar ne l’onda
e ritrarla al palagio, ove sul letto
la lasciaro affannata e tremebonda.
Portava intanto il bel numero eletto
dei tre buon cavallier l’aura seconda.
Andò il legno a trovar l’isola al dritto,
ove far si dovea tanto conflitto.

36
Sceso nel lito il cavallier d’Anglante,
il cognato Oliviero e Brandimarte,
col padiglione il lato di levante
primi occupar; né forse il fer senz’arte.
Giunse quel dì medesimo Agramante,
e s’accampò da la contraria parte;
ma perché molto era inchinata l’ora,
differir la battaglia ne l’aurora.

37
Di qua e di là sin alla nuova luce
stanno alla guardia i servitori armati.
La sera Brandimarte si conduce
là dove i Saracin sono alloggiati,
e parla, con licenza del suo duce,
al re african; ch’amici erano stati:
e Brandimarte già con la bandiera
del re Agramante in Francia passato era.

38
Dopo i saluti e ‘l giunger mano a mano,
molte ragion, sì come amico, disse
il fedel cavalliero al re pagano,
perché a questa battaglia non venisse:
e di riporgli ogni cittade in mano,
che sia tra ‘l Nilo e ‘l segno ch’Ercol fisse,
con volontà d’Orlando gli offeria,
se creder volea al Figlio di Maria.

39
– Perché sempre v’ho amato ed amo molto,
questo consiglio (gli dicea) vi dono;
e quando già, signor, per me l’ho tolto,
creder potete ch’io l’estimo buono.
Cristo conobbi Dio, Maumette stolto;
e bramo voi por ne la via in ch’io sono:
ne la via di salute, signor, bramo
che siate meco, e tutti gli altri ch’amo.

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