Footer menù

Testo del canto 41 (XLI) del poema Orlando Furioso

20
del mare al fondo: e seco trasse quanti
lasciaro a sua speranza il maggior legno.
Allor s’udì con dolorosi pianti
chiamar soccorso dal celeste regno:
ma quelle voci andaro poco inanti,
che venne il mar pien d’ira e di disdegno,
e subito occupò tutta la via
onde il lamento e il flebil grido uscia.

21
Altri là giù, senza apparir più, resta;
altri risorge e sopra l’onde sbalza;
chi vien nuotando e mostra fuor la testa,
chi mostra un braccio, e chi una gamba scalza.
Ruggier che ‘l minacciar de la tempesta
temer non vuol, dal fondo al sommo s’alza,
e vede il nudo scoglio non lontano,
ch’egli e i compagni avean fuggito invano.

22
Spera, per forza di piedi e di braccia
nuotando, di salir sul lito asciutto.
Soffiando viene, e lungi da la faccia
l’onda respinge e l’importuno flutto.
Il vento intanto e la tempesta caccia
il legno voto, e abbandonato in tutto
da quelli che per lor pessima sorte
il disio di campar trasse alla morte.

23
Oh fallace degli uomini credenza!
campò la nave che dovea perire;
quando il padrone e i galleotti senza
governo alcun l’avean lasciata gire.
Parve che si mutasse di sentenza
il vento, poi che ogni uom vide fuggire:
fece che ‘l legno a miglior via si torse,
né toccò terra, e in sicura onda corse.

24
E dove col nocchier tenne via incerta,
poi che non l’ebbe, andò in Africa al dritto,
e venne a capitar presso a Biserta
tre miglia o due, dal lato verso Egitto;
e ne l’arena sterile e deserta
restò, mancando il vento e l’acqua, fitto.
Or quivi sopravenne, a spasso andando,
come di sopra io vi narrava, Orlando.

25
E disioso di saper se fusse
la nave sola, e fusse o vota o carca,
con Brandimarte a quella si condusse
e col cognato, in su una lieve barca.
Poi che sotto coverta s’introdusse,
tutta la ritrovò d’uomini scarca:
vi trovò sol Frontino il buon destriero,
l’armatura e la spada di Ruggiero;

26
di cui fu per campar tanto la fretta,
ch’a tor la spada non ebbe pur tempo.
Conobbe quella il paladin, che detta
fu Balisarda, e che già sua fu un tempo.
So che tutta l’istoria avete letta,
come la tolse a Falerina, al tempo
che le distrusse anco il giardin sì bello,
e come a lui poi la rubò Brunello;

27
e come sotto il monte di Carena
Brunel ne fe’ a Ruggier libero dono.
Di che taglio ella fosse e di che schena,
n’avea già fatto esperimento buono;
io dico Orlando: e però n’ebbe piena
letizia, e ringrazionne il sommo Trono;
e si credette (e spesso il disse dopo),
che Dio gliele mandasse a sì grande uopo:

28
a sì grande uopo, come era, dovendo
condursi col signor di Sericana;
ch’oltre che di valor fosse tremendo,
sapea ch’avea Baiardo e Durindana.
L’altra armatura, non la conoscendo,
non apprezzò per cosa sì soprana,
come chi ne fe’ prova apprezzò quella,
per buona sì, ma per più ricca e bella.

29
E perché gli facean poco mestiero
l’arme (ch’era inviolabile e affatato),
contento fu che l’avesse Oliviero;
il brando no, che sel pose egli a lato:
a Brandimarte consegnò il destriero.
Così diviso ed ugualmente dato
volse che fosse a ciaschedun compagno
ch’insieme si trovar, di quel guadagno.

Comments are closed.
contatore accessi web