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Testo del canto 36 (XXXVI) del poema Orlando Furioso

10
Simile esempio non credo che sia
fra gli antiqui guerrier, di quai li studi
tutti fur gentilezza e cortesia;
né dopo la vittoria erano crudi.
Bradamante non sol non era ria
a quei ch’avea, toccando lor gli scudi,
fatto uscir de la sella, ma tenea
loro i cavalli, e rimontar facea.

11
Di questa donna valorosa e bella
io vi dissi di sopra, che abbattuto
avea Serpentin quel da la Stella,
Grandonio di Volterra e Ferrauto,
e ciascun d’essi poi rimesso in sella;
e dissi ancor che ‘l terzo era venuto,
da lei mandato a disfidar Ruggiero,
là dove era stimata un cavalliero.

12
Ruggier tenne lo ‘nvito allegramente,
e l’armatura sua fece venire.
Or mentre che s’armava al re presente,
tornaron quei signor di nuovo a dire
chi fosse il cavallier tanto eccellente,
che di lancia sapea sì ben ferire;
e Ferraù, che parlato gli avea,
fu domandato se lo conoscea.

13
Rispose Ferraù: – Tenete certo
che non è alcun di quei ch’avete detto.
A me parea, ch’il vidi a viso aperto,
il fratel di Rinaldo giovinetto:
ma poi ch’io n’ho l’alto valore esperto,
e so che non può tanto Ricciardetto,
penso che sia la sua sorella, molto
(per quel ch’io n’odo) a lui simil di volto.

14
Ella ha ben fama d’esser forte a pare
del suo Rinaldo e d’ogni paladino;
ma, per quanto io ne veggo oggi, mi pare
che val più del fratel, più del cugino. –
Come Ruggier lei sente ricordare,
del vermiglio color che ‘l matutino
sparge per l’aria, si dipinge in faccia,
e nel cor triema, e non sa che si faccia.

15
A questo annunzio, stimulato e punto
da l’amoroso stral, dentro infiammarse,
e per l’ossa sentì tutto in un punto
correre un giaccio che ‘l timor vi sparse,
timor ch’un nuovo sdegno abbia consunto
quel grande amor che già per lui sì l’arse.
Di ciò confuso non si risolveva,
s’incontra uscirle, o pur restar doveva.

16
Or quivi ritrovandosi Marfisa,
che d’uscire alla giostra avea gran voglia,
ed era armata, perché in altra guisa
è raro, o notte o dì, che tu la coglia;
sentendo che Ruggier s’arma, s’avisa
che di quella vittoria ella si spoglia
se lascia che Ruggiero esca fuor prima:
pensa ire inanzi, e averne il pregio stima.

17
Salta a cavallo, e vien spronando in fretta
ove nel campo la figlia d’Amone
con palpitante cor Ruggiero aspetta,
desiderosa farselo prigione,
e pensa solo ove la lancia metta,
perché del colpo abbia minor lesione.
Marfisa se ne vien fuor de la porta,
e sopra l’elmo una fenice porta;

18
o sia per sua superbia, dinotando
se stessa unica al mondo in esser forte,
o pur sua casta intenzion lodando
di viver sempremai senza consorte.
La figliuola d’Amon la mira; e quando
le fattezze ch’amava non ha scorte,
come si nomi le domanda, ed ode
esser colei che del suo amor si gode;

19
o per dir meglio, esser colei che crede
che goda del suo amor, colei che tanto
ha in odio e in ira, che morir si vede,
se sopra lei non vendica il suo pianto.
Volta il cavallo, e con gran furia riede,
non per desir di porla in terra, quanto
di passarle con l’asta in mezzo il petto,
e libera restar d’ogni suspetto.

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