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Testo del canto 34 (XXXIV) del poema Orlando Furioso

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Quanto dura un de’ velli, tanto dura
l’umana vita, e non di più un momento.
Qui tien l’occhio e la Morte e la Natura,
per saper l’ora ch’un debba esser spento.
Sceglier le belle fila ha l’altra cura,
perché si tesson poi per ornamento
del paradiso; e dei più brutti stami
si fan per li dannati aspri legami. –

91
Di tutti i velli ch’erano già messi
in aspo, e scelti a farne altro lavoro,
erano in brevi piastre i nomi impressi,
altri di ferro, altri d’argento o d’oro:
e poi fatti n’avean cumuli spessi,
de’ quali, senza mai farvi ristoro,
portarne via non si vedea mai stanco
un vecchio, e ritornar sempre per anco.

92
Era quel vecchio sì espedito e snello,
che per correr parea che fosse nato;
e da quel monte il lembo del mantello
portava pien del nome altrui segnato.
Ove n’andava, e perché facea quello,
ne l’altro canto vi sarà narrato,
se d’averne piacer segno farete
con quella grata udienza che solete.

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