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Testo del canto 28 (XXVIII) del poema Orlando Furioso

80
Conoscete alcun voi, che non lasciasse
la moglie sola, ancor che fosse bella,
per seguire altra donna, se sperasse
in breve e facilmente ottener quella?
Che farebbe egli, quando lo pregasse
o desse premio a lui donna o donzella?
Credo, per compiacere or queste or quelle,
che tutti lasciaremmovi la pelle.

81
Quelle che i lor mariti hanno lasciati,
le più volte cagione avuta n’hanno.
Del suo di casa, li veggon svogliati,
e che fuor, de l’altrui bramosi, vanno.
Dovriano amar, volendo essere amati,
e tor con la misura ch’a lor danno.
Io farei (se a me stesse il darla e torre)
tal legge, ch’uom non vi potrebbe opporre.

82
Saria la legge, ch’ogni donna colta
in adulterio, fosse messa a morte,
se provar non potesse ch’una volta
avesse adulterato il suo consorte:
se provar lo potesse, andrebbe asciolta,
né temeria il marito né la corte.
Cristo ha lasciato nei precetti suoi:
non far altrui quel che patir non vuoi.

83
La incontinenza è quanto mal si puote
imputar lor, non già a tutto lo stuolo.
Ma in questo chi ha di noi più brutte note?
che continente non si trova un solo.
E molto più n’ha ad arrossir le gote,
quando bestemmia, ladroneccio, dolo,
usura ed omicidio, e se v’è peggio,
raro, se non dagli uomini, far veggio. –

84
Appresso alle ragioni avea il sincero
e giusto vecchio in pronto alcuno esempio
di donne, che né in fatto né in pensiero
mai di lor castità patiron scempio.
Ma il Saracin, che fuggia udire il vero,
lo minacciò con viso crudo ed empio,
sì che lo fece per timor tacere;
ma già non lo mutò di suo parere.

85
Posto ch’ebbe alle liti e alle contese
termine il re pagan, lasciò la mensa;
indi nel letto per dormir si stese
fin al partir de l’aria scura e densa:
ma de la notte, a sospirar l’offese
più de la donna ch’a dormir, dispensa.
Quindi parte all’uscir del nuovo raggio,
e far disegna in nave il suo viaggio.

86
Però ch’avendo tutto quel rispetto
ch’a buon cavallo dee buon cavalliero,
a quel suo bello e buono, ch’a dispetto
tenea di Sacripante e di Ruggiero;
vedendo per duo giorni averlo stretto
più che non si dovria sì buon destriero,
lo pon, per riposarlo, e lo rassetta
in una barca, e per andar più in fretta.

87
Senza indugio al nocchier varar la barca,
e dar fa i remi all’acqua da la sponda.
Quella, non molto grande e poco carca,
se ne va per la Sonna giù a seconda.
Non fugge il suo pensier né se ne scarca
Rodomonte per terra né per onda:
lo trova in su la proda e in su la poppa;
e se cavalca, il porta dietro in groppa.

88
Anzi nel capo, o sia nel cor gli siede,
e di fuor caccia ogni conforto e serra.
Di ripararsi il misero non vede,
da poi che gli nimici ha ne la terra.
Non sa da chi sperar possa mercede,
se gli fanno i domestici suoi guerra:
la notte e ‘l giorno e sempre è combattuto
da quel crudel che dovria dargli aiuto.

89
Naviga il giorno e la notte seguente
Rodomonte col cor d’affanni grave;
e non si può l’ingiuria tor di mente,
che da la donna e dal suo re avuto have;
e la pena e il dolor medesmo sente,
che sentiva a cavallo, ancora in nave:
né spegner può, per star ne l’acqua, il fuoco,
né può stato mutar, per mutar loco.

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