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Testo del canto 28 (XXVIII) del poema Orlando Furioso

40
Se da Iocondo il re bramava udire
onde venisse il subito conforto,
non men Iocondo lo bramava dire,
e fare il re di tanta ingiuria accorto;
ma non vorria che, più di sé, punire
volesse il re la moglie di quel torto;
sì che per dirlo e non far danno a lei,
il re fece giurar su l’agnusdei.

41
Giurar lo fe’ che né per cosa detta,
né che gli sia mostrata che gli spiaccia,
ancor ch’egli conosca che diretta-
mente a sua Maestà danno si faccia,
tardi o per tempo mai farà vendetta;
e di più vuole ancor che se ne taccia,
sì che né il malfattor giamai comprenda
in fatto o in detto, che ‘l re il caso intenda.

42
Il re, ch’ogn’altra cosa, se non questa,
creder potria, gli giurò largamente.
Iocondo la cagion gli manifesta,
ond’era molti dì stato dolente:
perché trovata avea la disonesta
sua moglie in braccio d’un suo vil sergente;
e che tal pena al fin l’avrebbe morto,
se tardato a venir fosse il conforto.

43
Ma in casa di sua Altezza avea veduto
cosa che molto gli scemava il duolo;
che se bene in obbrobrio era caduto,
era almen certo di non v’esser solo.
Così dicendo, e al bucolin venuto,
gli dimostrò il bruttissimo omiciuolo
che la giumenta altrui sotto si tiene,
tocca di sproni e fa giuocar di schene.

44
Se parve al re vituperoso l’atto,
lo crederete ben, senza ch’io ‘l giuri.
Ne fu per arrabbiar, per venir matto;
ne fu per dar del capo in tutti i muri;
fu per gridar, fu per non stare al patto:
ma forza è che la bocca al fin si turi,
e che l’ira trangugi amara ed acra,
poi che giurato avea su l’ostia sacra.

45
– Che debbo far, che mi consigli, frate,
(disse a Iocondo), poi che tu mi tolli
che con degna vendetta e crudeltate
questa giustissima ira io non satolli? –
– Lasciàn (disse Iocondo) queste ingrate,
e proviam se son l’altre così molli:
facciàn de le lor femine ad altrui
quel ch’altri de le nostre han fatto a nui.

46
Ambi gioveni siamo, e di bellezza,
che facilmente non troviamo pari.
Qual femina sarà che n’usi asprezza,
se contra i brutti ancor non han ripari?
Se beltà non varrà né giovinezza,
varranne almen l’aver con noi danari.
Non vo’ che torni, che non abbi prima
di mille moglie altrui la spoglia opima.

47
La lunga assenza, il veder vari luoghi,
praticare altre femine di fuore,
par che sovente disacerbi e sfoghi
de l’amorose passioni il core. –
Lauda il parer, né vuol che si proròghi
il re l’andata; e fra pochissime ore,
con due scudieri, oltre alla compagnia
del cavallier roman, si mette in via.

48
Travestiti cercaro Italia, Francia,
le terre de’ Fiaminghi e de l’Inglesi;
e quante ne vedean di bella guancia,
trovavan tutte ai prieghi lor cortesi.
Davano, e dato loro era la mancia;
e spesso rimetteano i danar spesi.
Da loro pregate foro molte, e foro
anch’altretante che pregaron loro.

49
In questa terra un mese, in quella dui
soggiornando, accertarsi a vera prova
che non men ne le lor, che ne l’altrui
femine, fede e castità si trova.
Dopo alcun tempo increbbe ad ambedui
di sempre procacciar di cosa nuova;
che mal poteano entrar ne l’altrui porte,
senza mettersi a rischio de la morte.

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