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Testo del canto 27 (XXVII) del poema Orlando Furioso

80
Ma Ferraù, ma Serpentino arditi
trasson le spade, e si cacciar tra loro,
dal re Grandonio, da Isolier seguiti,
da molt’altri signor del popul Moro.
Questi erano i romori, i quali uditi
ne l’altro padiglion fur da costoro,
quivi per accordar venuti invano
col Tartaro, Ruggiero e ‘l Sericano.

81
Venne chi la novella al re Agramante
riportò certa, come pel destriero
avea con Rodomonte Sacripante
incominciato un aspro assalto e fiero.
Il re, confuso di discordie tante,
disse a Marsilio: – Abbi tu qui pensiero
che fra questi guerrier non segua peggio,
mentre all’altro disordine io proveggio. –

82
Rodomonte, che ‘l re, suo signor, mira,
frena l’orgoglio, e torna indietro il passo;
né con minor rispetto si ritira
al venir d’Agramante il re circasso.
Quel domanda la causa di tant’ira
con real viso e parlar grave e basso:
e cerca, poi che n’ha compreso il tutto,
porli d’accordo; e non vi fa alcun frutto.

83
Il re circasso il suo destrier non vuole
ch’al re d’Algier più lungamente resti,
se non s’umilia tanto di parole,
che lo venga a pregar che glie lo presti.
Rodomonte, superbo come suole,
gli risponde: – Né ‘l ciel, né tu faresti
che cosa che per forza aver potessi,
da altri, che da me, mai conoscessi. –

84
Il re chiede al Circasso, che ragione
ha nel cavallo, e come gli fu tolto:
e quel di parte in parte il tutto espone,
ed esponendo s’arrossisce in volto,
quando gli narra che ‘l sottil ladrone,
ch’in un alto pensier l’aveva colto,
la sella su quattro aste gli suffolse,
e di sotto il destrier nudo gli tolse.

85
Marfisa che tra gli altri al grido venne,
tosto che ‘l furto del cavallo udì,
in viso si turbò, che le sovenne
che perdé la sua spada ella quel dì:
e quel destrier che parve aver le penne
da lei fuggendo, riconobbe qui:
riconobbe anco il buon re Sacripante,
che non avea riconosciuto inante.

86
Gli altri ch’erano intorno, e che vantarsi
Brunel di questo aveano udito spesso,
verso lui cominciaro a rivoltarsi,
e far palesi cenni ch’era desso;
Marfisa sospettando, ad informarsi
da questo e da quell’altro ch’avea appresso,
tanto che venne a ritrovar che quello
che le tolse la spada era Brunello:

87
e seppe che pel furto onde era degno
che gli annodasse il collo un capestro unto,
dal re Agramante al tingitano regno
fu, con esempio inusitato, assunto.
Marfisa, rinfrescando il vecchio sdegno,
disegnò vendicarsene a quel punto,
e punir scherni e scorni che per strada
fatti l’avea sopra la tolta spada.

88
Dal suo scudier l’elmo allacciar si fece;
che del resto de l’arme era guernita.
Senza osbergo io non trovo che mai diece
volte fosse veduta alla sua vita,
dal giorno ch’a portarlo assuefece
la sua persona, oltre ogni fede ardita.
Con l’elmo in capo andò dove fra i primi
Brunel sedea negli argini sublimi.

89
Gli diede a prima giunta ella di piglio
in mezzo il petto, e da terra levollo,
come levar suol col falcato artiglio
talvolta la rapace aquila il pollo;
e là dove la lite inanzi al figlio
era del re Troian, così portollo.
Brunel, che giunto in male man si vede,
pianger non cessa e domandar mercede.

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