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Testo del canto 27 (XXVII) del poema Orlando Furioso

60
Fa che sia tua la prima, e che si tolga
il re di Sarza la tenzon seconda:
e non ti dubitar ch’io non mi volga,
e ch’a te ed ad ogni altro io non risponda. –
Ruggier gridò: – Non vo’ che si disciolga
il patto, o più la sorte si confonda:
o Rodomonte in campo prima saglia,
o sia la sua dopo la mia battaglia.

61
Se di Gradasso la ragion prevale,
prima acquistar che porre in opra l’arme;
né tu l’aquila mia da le bianche ale
prima usar déi, che non me ne disarme:
ma poi ch’è stato il mio voler già tale,
di mia sentenza non voglio appellarme,
che sia seconda la battaglia mia,
quando del re d’Algier la prima sia.

62
Se turbarete voi l’ordine in parte,
io totalmente turbarollo ancora.
Io non intendo il mio scudo lasciarte,
se contra me non lo combatti or ora. –
– Se l’uno e l’altro di voi fosse Marte
(rispose Mandricardo irato allora),
non saria l’un né l’altro atto a vietarme
la buona spada o quelle nobili arme. –

63
E tratto da la colera, aventosse
col pugno chiuso al re di Sericana;
e la man destra in modo gli percosse,
ch’abandonar gli fece Durindana.
Gradasso, non credendo ch’egli fosse
di così folle audacia e così insana,
colto improviso fu, che stava a bada,
e tolta si trovò la buona spada.

64
Così scornato, di vergogna e d’ira
nel viso avampa, e par che getti fuoco;
e più l’affligge il caso e lo martira,
poi che gli accade in sì palese loco.
Bramoso di vendetta si ritira,
a trar la scimitarra, a dietro un poco.
Mandricardo in sé tanto si confida,
che Ruggiero anco alla battaglia sfida.

65
– Venite pure inanzi amenduo insieme,
e vengane pel terzo Rodomonte,
Africa e Spagna e tutto l’uman seme;
ch’io son per sempremai volger la fronte. –
Così dicendo, quel che nulla teme,
mena d’intorno la spada d’Almonte;
lo scudo imbraccia, disdegnoso e fiero,
contra Gradasso e contra il buon Ruggiero.

66
– Lascia la cura a me (dicea Gradasso),
ch’io guarisca costui de la pazzia. –
– Per Dio (dicea Ruggier), non te la lasso,
ch’esser convien questa battaglia mia. –
– Va indietro tu! – Vavvi pur tu! – né passo
però tornando, gridan tuttavia;
ed attaccossi la battaglia in terzo,
ed era per uscirne un strano scherzo,

67
se molti non si fossero interposti
a quel furor, non con troppo consiglio;
ch’a spese lor quasi imparar che costi
voler altri salvar con suo periglio.
Né tutto ‘l mondo mai gli avria composti,
se non venia col re d’Ispagna il figlio
del famoso Troiano, al cui cospetto
tutti ebbon riverenza e gran rispetto.

68
Si fe’ Agramante la cagione esporre
di questa nuova lite così ardente:
poi molto affaticossi per disporre
che per quella giornata solamente
a Mandricardo la spada d’Ettorre
concedesse Gradasso umanamente,
tanto ch’avesse fin l’aspra contesa
ch’avea già incontra a Rodomonte presa.

69
Mentre studia placarli il re Agramante,
ed or con questo ed or con quel ragiona;
da l’altro padiglion tra Sacripante
e Rodomonte un’altra lite suona.
Il re circasso (come è detto inante)
stava di Rodomonte alla persona,
ed egli e Ferraù gli aveano indotte
l’arme del suo progenitor Nembrotte.

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