Footer menù

Testo del canto 26 (XXVI) del poema Orlando Furioso

20
Marfisa tuttavolta combattendo,
spesso ai compagni gli occhi rivoltava;
e di lor forza paragon vedendo,
con maraviglia tutti li lodava:
ma di Ruggier pur il valor stupendo
e senza pari al mondo le sembrava;
e talor si credea che fosse Marte
sceso dal quinto cielo in quella parte.

21
Mirava quelle orribili percosse,
miravale non mai calare in fallo:
parea che contra Balisarda fosse
il ferro carta e non duro metallo.
Gli elmi tagliava e le corazze grosse,
e gli uomini fendea fin sul cavallo,
e li mandava in parte uguali al prato,
tanto da l’un quanto da l’altro lato.

22
Continuando la medesma botta,
uccidea col signore il cavallo anche.
I capi dalle spalle alzava in frotta,
e spesso i busti dipartia da l’anche.
Cinque e più a un colpo ne tagliò talotta:
e se non che pur dubito che manche
credenza al ver c’ha faccia di menzogna,
di più direi; ma di men dir bisogna.

23
Il buon Turpin, che sa che dice il vero,
e lascia creder poi quel ch’a l’uom piace,
narra mirabil cose di Ruggiero,
ch’udendolo, il direste voi mendace.
Così parea di ghiaccio ogni guerriero
contra Marfisa, ed ella ardente face;
e non men di Ruggier gli occhi a sé trasse,
ch’ella di lui l’alto valor mirasse.

24
E s’ella lui Marte stimato avea,
stimato egli avria lei forse Bellona,
se per donna così la conoscea,
come parea il contrario alla persona.
E forse emulazion tra lor nascea
per quella gente misera, non buona,
ne la cui carne e sangue e nervi ed ossa
fan prova chi di loro abbia più possa.

25
Bastò di quattro l’animo e il valore
a far ch’un campo e l’altro andasse rotto.
Non restava arme, a chi fuggia, migliore
che quella che si porta più di sotto.
Beato chi il cavallo ha corridore,
ch’in prezzo non è quivi ambio né trotto;
e chi non ha destrier, quivi s’avede,
quanto il mestier de l’arme è tristo a piede.

26
Riman la preda e ‘l campo ai vincitori
che non è fante o mulatier che resti.
Là Maganzesi, e qua fuggono i Mori:
quei lasciano i prigion, le some questi.
Furon, con lieti visi e più coi cori,
Malagigi e Viviano a scioglier presti;
non fur men diligenti a sciorre i paggi,
e por le some in terra e i carriaggi.

27
Oltre una buona quantità d’argento
ch’in diverse vasella era formato,
ed alcun muliebre vestimento
di lavoro bellissimo fregiato,
e per stanze reali un paramento
d’oro e di seta in Fiandra lavorato,
ed altre cose ricche in copia grande;
fiaschi di vin trovar, pane e vivande.

28
Al trar degli elmi, tutti vider come
avea lor dato aiuto una donzella:
fu conosciuta all’auree crespe chiome
ed alla faccia delicata e bella.
L’onoran molto, e pregano che ‘l nome
di gloria degno non asconda; ed ella,
che sempre tra gli amici era cortese,
a dar di sé notizia non contese.

29
Non si ponno saziar di riguardarla;
che tal vista l’avean ne la battaglia.
Sol mira ella Ruggier, sol con lui parla:
altri non prezza, altri non par che vaglia.
Vengono i servi intanto ad invitarla
coi compagni a goder la vettovaglia,
ch’apparecchiata avean sopra una fonte
che difendea dal raggio estivo un monte.

Comments are closed.
contatore accessi web