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Testo del canto 21 (XXI) del poema Orlando Furioso

50
Poscia ch’Argeo non conosciuto giacque,
rende a Gabrina il mio fratel la spada.
Gabrina è il nome di costei, che nacque
sol per tradire ognun che in man le cada.
Ella, che ‘l ver fin a quell’ora tacque,
vuol che Filandro a riveder ne vada
col lume in mano il morto ond’egli è reo:
e gli dimostra il suo compagno Argeo.

51
E gli minaccia poi, se non consente
all’amoroso suo lungo desire,
di palesare a tutta quella gente
quel ch’egli ha fatto, e nol può contradire;
e lo farà vituperosamente
come assassino e traditor morire:
e gli ricorda che sprezzar la fama
non de’, se ben la vita sì poco ama.

52
Pien di paura e di dolor rimase
Filandro, poi che del suo error s’accorse.
Quasi il primo furor gli persuase
d’uccider questa, e stette un pezzo in forse:
e se non che ne le nimiche case
si ritrovò (che la ragion soccorse),
non si trovando avere altr’arme in mano,
coi denti la stracciava a brano a brano.

53
Come ne l’alto mar legno talora,
che da duo venti sia percosso e vinto,
ch’ora uno inanzi l’ha mandato, ed ora
un altro al primo termine respinto,
e l’han girato da poppa e da prora,
dal più possente al fin resta sospinto;
così Filandro, tra molte contese
de’ duo pensieri, al manco rio s’apprese.

54
Ragion gli dimostrò il pericol grande,
oltre al morir, del fine infame e sozzo,
se l’omicidio nel castel si spande;
e del pensare il termine gli è mozzo.
Voglia o non voglia, al fin convien che mande
l’amarissimo calice nel gozzo.
Pur finalmente ne l’afflitto core
più de l’ostinazion poté il timore.

55
Il timor del supplicio infame e brutto
prometter fece con mille scongiuri,
che faria di Gabrina il voler tutto,
se di quel luogo se partian sicuri.
Così per forza colse l’empia il frutto
del suo desire, e poi lasciar quei muri.
Così Filandro a noi fece ritorno,
di sé lasciando in Grecia infamia e scorno.

56
E portò nel cor fisso il suo compagno
che così scioccamente ucciso avea,
per far con sua gran noia empio guadagno
d’una Progne crudel, d’una Medea.
E se la fede e il giuramento, magno
e duro freno, non lo ritenea,
come al sicuro fu, morta l’avrebbe;
ma, quanto più si puote, in odio l’ebbe.

57
Non fu da indi in qua rider mai visto:
tutte le sue parole erano meste,
sempre sospir gli uscian dal petto tristo,
ed era divenuto un nuovo Oreste,
poi che la madre uccise e il sacro Egisto,
e che l’ultrice Furie ebbe moleste.
E senza mai cessar, tanto l’afflisse
questo dolor, ch’infermo al letto il fisse.

58
Or questa meretrice, che si pensa
quanto a quest’altro suo poco sia grata,
muta la fiamma già d’amore intensa
in odio, in ira ardente ed arrabbiata;
né meno è contra al mio fratello accensa,
che fosse contra Argeo la scelerata:
e dispone tra sé levar dal mondo,
come il primo marito, anco il secondo.

59
Un medico trovò d’inganni pieno,
sufficiente ed atto a simil uopo,
che sapea meglio uccider di veneno,
che risanar gl’infermi di silopo;
e gli promesse, inanzi più che meno
di quel che domandò, donargli, dopo
ch’avesse con mortifero liquore
levatole dagli occhi il suo signore.

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