Footer menù

Testo del canto 18 (XVIII) del poema Orlando Furioso

100
Com’ella vide Astolfo e Sansonetto,
ch’appresso le venian con l’arme indosso,
prodi guerrier le parvero all’aspetto;
ch’erano ambeduo grandi e di buono osso:
e perché di provarsi avria diletto,
per isfidarli avea il destrier già mosso;
quando, affissando l’occhio più vicino,
conosciuto ebbe il duca paladino.

101
De la piacevolezza le sovenne
del cavallier, quando al Catai seco era:
e lo chiamò per nome, e non si tenne
la man nel guanto, e alzossi la visiera;
e con gran festa ad abbracciarlo venne,
come che sopra ogn’altra fosse altiera.
Non men da l’altra parte riverente
fu il paladino alla donna eccellente.

102
Tra lor si domandaron di lor via:
e poi ch’Astolfo, che prima rispose,
narrò come a Damasco se ne gìa,
dove le genti in arme valorose
avea invitato il re de la Soria
a dimostrar lor opre virtuose;
Marfisa, sempre a far gran pruove accesa,
– Voglio esser con voi (disse) a questa impresa. –

103
Sommamente ebbe Astolfo grata questa
compagna d’arme, e così Sansonetto.
Furo a Damasco il dì inanzi la festa,
e di fuora nel borgo ebbon ricetto:
e sin all’ora che dal sonno desta
l’ Aurora il vecchiarel già suo diletto,
quivi si riposar con maggior agio,
che se smontati fossero al palagio.

104
E poi che ‘l nuovo sol lucido e chiaro
per tutto sparsi ebbe i fulgenti raggi,
la bella donna e i duo guerrier s’armaro,
mandato avendo alla città messaggi;
che, come tempo fu, lor rapportaro
che per veder spezzar frassini e faggi
re Norandino era venuto al loco
ch’avea costituito al fiero gioco.

105
Senza più indugio alla città ne vanno,
e per la via maestra alla gran piazza,
dove aspettando il real segno stanno
quinci e quindi i guerrier di buona razza.
I premi che quel giorno si daranno
a chi vince, è uno stocco ed una mazza
guerniti riccamente, e un destrier, quale
sia convenevol dono a un signor tale.

106
Avendo Norandin fermo nel core
che, come il primo pregio, il secondo anco,
e d’ambedue le giostre il sommo onore
si debba guadagnar Grifone il bianco;
per dargli tutto quel ch’uom di valore
dovrebbe aver, né debbe far con manco,
posto con l’arme in questo ultimo pregio
ha stocco e mazza e destrier molto egregio.

107
L’arme che ne la giostra fatta dianzi
si doveano a Grifon che ‘l tutto vinse,
e che usurpate avea con tristi avanzi
Martano che Grifone esser si finse,
quivi si fece il re pendere inanzi,
e il ben guernito stocco a quelle cinse,
e la mazza all’arcion del destrier messe,
perché Grifon l’un pregio e l’altro avesse.

108
Ma che sua intenzione avesse effetto
vietò quella magnanima guerriera,
che con Astolfo e col buon Sansonetto
in piazza nuovamente venuta era.
Costei, vedendo l’arme ch’io v’ho detto,
subito n’ebbe conoscenza vera:
però che già sue furo, e l’ebbe care
quanto si suol le cose ottime e rare;

109
ben che l’avea lasciate in su la strada
a quella volta che le fur d’impaccio,
quando per riaver sua buona spada
correa dietro a Brunel degno di laccio.
Questa istoria non credo che m’accada
altrimenti narrar; però la taccio.
Da me vi basti intendere a che guisa
quivi trovasse l’arme sue Marfisa.

Comments are closed.
contatore accessi web