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Testo del canto 10 (X) del poema Orlando Furioso

60
Il chiaro lume lor, ch’imita il sole,
manda splendore in tanta copia intorno,
che chi l’ha, ovunque sia, sempre che vuole,
Febo, mal grado tuo, si può far giorno.
Né mirabil vi son le pietre sole;
ma la materia e l’artificio adorno
contendon sì, che mal giudicar puossi
qual de le due eccellenze maggior fossi.

61
Sopra gli altissimi archi, che puntelli
parean che del ciel fossino a vederli,
eran giardin sì spaziosi e belli,
che saria al piano anco fatica averli.
Verdeggiar gli odoriferi arbuscelli
si puon veder fra i luminosi merli,
ch’adorni son l’estate e il verno tutti
di vaghi fiori e di maturi frutti.

62
Di così nobili arbori non suole
prodursi fuor di questi bei giardini,
né di tai rose o di simil viole,
di gigli, di amaranti o di gesmini.
Altrove appar come a un medesmo sole
e nasca e viva, e morto il capo inchini,
e come lasci vedovo il suo stelo
il fior suggetto al variar del cielo:

63
ma quivi era perpetua la verdura,
perpetua la beltà de’ fiori eterni:
non che benignità de la Natura
sì temperatamente li governi;
ma LogistilIa con suo studio e cura,
senza bisogno de’ moti superni
(quel che agli altri impossibile parea),
sua primavera ognor ferma tenea.

64
Logistilla mostrò molto aver grato
ch’a lei venisse un sì gentil signore;
e comandò che fosse accarezzato,
e che studiasse ognun di fargli onore.
Gran pezzo inanzi Astolfo era arrivato,
che visto da Ruggier fu di buon core.
Fra pochi giorni venner gli altri tutti,
ch’a l’esser lor Melissa avea ridutti.

65
Poi che si fur posati un giorno e dui,
venne Ruggiero alla fata prudente
col duca Astolfo, che non men di lui
avea desir di riveder Ponente.
Melissa le parlò per amendui;
e supplica la fata umilemente,
che li consigli, favorisca e aiuti,
sì che ritornin donde eran venuti.

66
Disse la fata: – Io ci porrò il pensiero,
e fra dui dì te li darò espediti. –
Discorre poi tra sé, come Ruggiero,
e dopo lui, come quel duca aiti:
conchiude infin che ‘l volator destriero
ritorni il primo agli aquitani liti;
ma prima vuol che se gli faccia un morso,
con che lo volga, e gli raffreni il corso.

67
Gli mostra come egli abbia a far, se vuole
che poggi in alto, e come a far che cali;
e come, se vorrà che in giro vole,
o vada ratto, o che si stia su l’ali:
e quali effetti il cavallier far suole
di buon destriero in piana terra, tali
facea Ruggier che mastro ne divenne,
per l’aria, del destrier ch’avea le penne.

68
Poi che Ruggier fu d’ogni cosa in punto,
da la fata gentil comiato prese,
alla qual restò poi sempre congiunto
di grande amore; e uscì di quel paese.
Prima di lui che se n’andò in buon punto,
e poi dirò come il guerriero inglese
tornasse con più tempo e più fatica
al magno Carlo ed alla corte amica.

69
Quindi partì Ruggier, ma non rivenne
per quella via che fe’ già suo mal grado,
allor che sempre l’ippogrifo il tenne
sopra il mare, e terren vide di rado:
ma potendogli or far batter le penne
di qua di là, dove più gli era a grado,
volse al ritorno far nuovo sentiero,
come, schivando Erode, i Magi fero.

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