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Testo del canto 10 (X) del poema Orlando Furioso

30
Ma presupongo ancor ch’or ora arrivi
nochier che per pietà di qui mi porti;
e così lupi, orsi, leoni schivi,
strazi, disagi ed altre orribil morti:
mi porterà forse in Olanda, s’ivi
per te si guardan le fortezze e i porti?
mi porterà alla terra ove son nata,
se tu con fraude già me l’hai levata?

31
Tu m’hai lo stato mio, sotto pretesto
di parentado e d’amicizia, tolto.
Ben fosti a porvi le tue genti presto,
per avere il dominio a te rivolto.
Tornerò in Fiandra? ove ho venduto il resto
di che io vivea, ben che non fossi molto,
per sovenirti e di prigione trarte.
Mischina! dove andrò? non so in qual parte.

32
Debbo forse ire in Frisa, ove io potei,
e per te non vi volsi esser regina?
il che del padre e dei fratelli miei
e d’ogn’altro mio ben fu la ruina.
Quel c’ho fatto per te, non ti vorrei,
ingrato, improverar, né disciplina
dartene; che non men di me lo sai:
or ecco il guiderdon che me ne dai.

33
Deh, pur che da color che vanno in corso
io non sia presa, e poi venduta schiava!
Prima che questo, il lupo, il leon, l’orso
venga, e la tigre e ogn’altra fera brava,
di cui l’ugna mi stracci, e franga il morso;
e morta mi strascini alla sua cava. –
Così dicendo, le mani si caccia
ne’ capei d’oro, e a chiocca a chiocca straccia.

34
Corre di nuovo in su l’estrema sabbia,
e ruota il capo e sparge all’aria il crine;
e sembra forsennata, e ch’adosso abbia
non un demonio sol, ma le decine;
o, qual Ecuba, sia conversa in rabbia,
vistosi morto Polidoro al fine.
Or si ferma s’un sasso, e guarda il mare;
né men d’un vero sasso, un sasso pare.

35
Ma lasciànla doler fin ch’io ritorno,
per voler di Ruggier dirvi pur anco,
che nel più intenso ardor del mezzo giorno
cavalca il lito, affaticato e stanco.
Percuote il sol nel colle e fa ritorno:
di sotto bolle il sabbion trito e bianco.
Mancava all’arme ch’avea indosso, poco
ad esser, come già, tutte di fuoco.

36
Mentre la sete, e de l’andar fatica
per l’alta sabbia e la solinga via
gli facean, lungo quella spiaggia aprica,
noiosa e dispiacevol compagnia;
trovò ch’all’ombra d’una torre antica
che fuor de l’onde appresso il lito uscia,
de la corte d’Alcina eran tre donne,
che le conobbe ai gesti ed alle gonne.

37
Corcate su tapeti allessandrini
godeansi il fresco rezzo in gran diletto,
fra molti vasi di diversi vini
e d’ogni buona sorte di confetto.
Presso alla spiaggia, coi flutti marini
scherzando, le aspettava un lor legnetto
fin che la vela empiesse agevol òra;
ch’un fiato pur non ne spirava allora.

38
Queste, ch’andar per la non ferma sabbia
vider Ruggier al suo viaggio dritto,
che sculta avea la sete in su le labbia,
tutto pien di sudore il viso afflitto,
gli cominciaro a dir che sì non abbia
il cor voluntaroso al camin fitto,
ch’alla fresca e dolce ombra non si pieghi,
e ristorar lo stanco corpo nieghi.

39
E di lor una s’accostò al cavallo
per la staffa tener, che ne scendesse;
l’altra con una coppa di cristallo
di vin spumante, più sete gli messe:
ma Ruggiero a quel suon non entrò in ballo;
perché d’ogni tardar che fatto avesse,
tempo di giunger dato avria ad Alcina,
che venìa dietro ed era omai vicina.

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