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Testo del canto 7 (VII) del poema Orlando Furioso

30
Queste cose là dentro eran secrete,
o se pur non secrete, almen taciute;
che raro fu tener le labra chete
biasmo ad alcun, ma ben spesso virtute.
Tutte proferte ed accoglienze liete
fanno a Ruggier quelle persone astute:
ognun lo reverisce e se gli inchina;
che così vuol l’innamorata Alcina.

31
Non è diletto alcun che di fuor reste;
che tutti son ne l’amorosa stanza.
E due e tre volte il dì mutano veste,
fatte or ad una ora ad un’altra usanza.
Spesso in conviti, e sempre stanno in feste,
in giostre, in lotte, in scene, in bagno, in danza:
or presso ai fonti, all’ombre de’ poggetti,
leggon d’antiqui gli amorosi detti;

32
or per l’ombrose valli e lieti colli
vanno cacciando le paurose lepri;
or con sagaci cani i fagian folli
con strepito uscir fan di stoppie e vepri;
or a’ tordi lacciuoli, or veschi molli
tendon tra gli odoriferi ginepri;
or con ami inescati ed or con reti
turban a’ pesci i grati lor secreti.

33
Stava Ruggiero in tanta gioia e festa,
mentre Carlo in travaglio ed Agramante,
di cui l’istoria io non vorrei per questa
porre in oblio, né lasciar Bradamante,
che con travaglio e con pena molesta
pianse più giorni il disiato amante,
ch’avea per strade disusate e nuove
veduto portar via, né sapea dove.

34
Di costei prima che degli altri dico,
che molti giorni andò cercando invano
pei boschi ombrosi e per lo campo aprico,
per ville, per città, per monte e piano;
né mai potè saper del caro amico,
che di tanto intervallo era lontano.
Ne l’oste saracin spesso venìa,
né mai del suo Ruggier ritrovò spia.

35
Ogni dì ne domanda a più di cento,
né alcun le ne sa mai render ragioni.
D’alloggiamento va in alloggiamento,
cercandone e trabacche e padiglioni:
e lo può far; che senza impedimento
passa tra cavallieri e tra pedoni,
mercè all’annel che fuor d’ogni uman uso
la fa sparir quando l’è in bocca chiuso.

36
Né può né creder vuol che morto sia;
perché di sì grande uom l’alta ruina
da l’onde idaspe udita si saria
fin dove il sole a riposar declina.
Non sa né dir né imaginar che via
far possa o in cielo o in terra; e pur meschina
lo va cercando, e per compagni mena
sospiri e pianti ed ogni acerba pena.

37
Pensò al fin di tornare alla spelonca
dove eran l’ossa di Merlin profeta,
e gridar tanto intorno a quella conca,
che ‘l freddo marmo si movesse a pieta;
che se vivea Ruggiero, o gli avea tronca
l’alta necessità la vita lieta,
si sapria quindi: e poi s’appiglierebbe
a quel miglior consiglio che n’avrebbe.

38
Con questa intenzion prese il camino
verso le selve prossime a Pontiero,
dove la vocal tomba di Merlino
era nascosa in loco alpestro e fiero.
Ma quella maga che sempre vicino
tenuto a Bradamante avea il pensiero,
quella, dico io, che ne la bella grotta
l’avea de la sua stirpe istrutta e dotta;

39
quella benigna e saggia incantatrice,
la quale ha sempre cura di costei,
sappiendo ch’esser de’ progenitrice
d’uomini invitti, anzi di semidei;
ciascun dì vuol sapere che fa, che dice,
e getta ciascun dì sorte per lei.
Di Ruggier liberato e poi perduto,
e dove in India andò, tutto ha saputo.

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