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Testo del canto 2 (II) del poema Orlando Furioso

30
Or a poppa, or all’orza hann’il crudele,
che mai non cessa, e vien più ognor crescendo:
essi di qua di là con umil vele
vansi aggirando, e l’alto mar scorrendo.
Ma perché varie fila a varie tele
uopo mi son, che tutte ordire intendo,
lascio Rinaldo e l’agitata prua,
e torno a dir di Bradamante sua.

31
Io parlo di quella inclita donzella,
per cui re Sacripante in terra giacque,
che di questo signor degna sorella,
del duca Amone e di Beatrice nacque.
La gran possanza e il molto ardir di quella
non meno a Carlo e a tutta Francia piacque
(che più d’un paragon ne vide saldo),
che ‘l lodato valor del buon Rinaldo.

32
La donna amata fu da un cavalliero
che d’Africa passò col re Agramante,
che partorì del seme di Ruggiero
la disperata figlia di Agolante:
e costei, che né d’orso né di fiero
leone uscì, non sdegnò tal amante;
ben che concesso, fuor che vedersi una
volta e parlarsi, non ha lor Fortuna.

33
Quindi cercando Bradamante gìa
l’amante suo, ch’avea nome dal padre,
così sicura senza compagnia,
come avesse in sua guardia mille squadre:
e fatto ch’ebbe al re di Circassia
battere il volto dell’antiqua madre,
traversò un bosco, e dopo il bosco un monte,
tanto che giunse ad una bella fonte.

34
La fonte discorrea per mezzo un prato,
d’arbori antiqui e di bell’ombre adorno,
Ch’i viandanti col mormorio grato
a ber invita e a far seco soggiorno:
un culto monticel dal manco lato
le difende il calor del mezzo giorno.
Quivi, come i begli occhi prima torse,
d’un cavallier la giovane s’accorse;

35
d’un cavallier, ch’all’ombra d’un boschetto,
nel margin verde e bianco e rosso e giallo
sedea pensoso, tacito e soletto
sopra quel chiaro e liquido cristallo.
Lo scudo non lontan pende e l’elmetto
dal faggio, ove legato era il cavallo;
ed avea gli occhi molli e ‘l viso basso,
e si mostrava addolorato e lasso.

36
Questo disir, ch’a tutti sta nel core,
de’ fatti altrui sempre cercar novella,
fece a quel cavallier del suo dolore
la cagion domandar da la donzella.
Egli l’aperse e tutta mostrò fuore,
dal cortese parlar mosso di quella,
e dal sembiante altier, ch’al primo sguardo
gli sembrò di guerrier molto gagliardo.

37
E cominciò: – Signor, io conducea
pedoni e cavallieri, e venìa in campo
là dove Carlo Marsilio attendea,
perch’al scender del monte avesse inciampo;
e una giovane bella meco avea,
del cui fervido amor nel petto avampo:
e ritrovai presso a Rodonna armato
un che frenava un gran destriero alato.

38
Tosto che ‘l ladro, o sia mortale, o sia
una de l’infernali anime orrende,
vede la bella e cara donna mia;
come falcon che per ferir discende,
cala e poggia in un atimo, e tra via
getta le mani, e lei smarrita prende.
Ancor non m’era accorto de l’assalto,
che de la donna io senti’ il grido in alto.

39
Così il rapace nibio furar suole
il misero pulcin presso alla chioccia,
che di sua inavvertenza poi si duole,
e invan gli grida, e invan dietro gli croccia.
Io non posso seguir un uom che vole,
chiuso tra’ monti, a piè d’un’erta roccia:
stanco ho il destrier, che muta a pena i passi
ne l’aspre vie de’ faticosi sassi.

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