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Riassunto canto 38 (XXXVIII) del poema Orlando Furioso

Re Sobrino capisce che le parole di Marsilio sono dettate più che altro dall’interesse personale, e prende quindi subito parola.
Ricorda al re saraceno di avergli in passato consigliato di stare in pace, era stato allora chiamato codardo, ma ora si trova ancora al suo fianco. Altri, come Rodomonte, avevano spinto per muovere guerra ai cristiani, ed ora si tengono lontani dall’azione. Sobrino esorta Agramante a tornare in Africa. Non basta l’assenza di Orlando a fare sperare in una loro vittoria, dal momento che molti di loro sono comunque stati uccisi anche in assenza del paladino, ed ora quella guerra rischia di portarli all’estinzione.
I più valorosi guerrieri saraceni non ci sono più e non è previsto l’arrivo di altri rinforzi, mentre re Carlo ne ha adesso dalla sua parte molti di più. L’esercito rimasto serve per proteggere la loro patria, chiede quindi a re Agramante di cambiare i suoi piani e di fare pace con re Carlo. Se però pensa che sia un disonore l’essere il primo a chiedere la pace e voglia proseguire nella battaglia, almeno faccia in modo di uscirne vincitore: proponga a re Carlo di decidere la sorte di tutta la guerra con il combattimento di soli due cavalieri. Propone di mettere il destino di tutti i pagani nelle mani di Ruggiero.

Re Agramante viene convinto dalle parole di Sobrino e quello stesso giorno vengono mandati dei messaggeri da re Carlo, che subito accetta il patto sapendo di poter confidare nel valore di Rinaldo. Il paladino è onorato di essere stato scelto per l’impresa. Anche Ruggiero è onorato, ma allo stesso tempo si duole profondamente sapendo che lo sfidante è il fratello della sua amata.
Bradamante è disperata, capisce che qualunque possa essere l’esito di quel duello, lei non potrà che averne un danno. La maga Melissa ascolta le sue lacrime e le promette di darle tutto il suo aiuto per fare interrompere quel duello.

I cavalieri dovranno combattere a piedi ed armati solo di un ascia e di un pugnale. Rinaldo conosce il potere della spada Balisarda di Ruggiero, che annulla qualunque incantesimo, e preferisce pertanto non averne a che fare.
Il giorno fissato per il combattimento entrambi gli eserciti escono dai loro accampamenti e si schierano l’uno di fronte all’altro. Vengono eretti due altari e su di essi prima re Carlo e poi Agramante promettono sulle proprie scritture sacre di rispettare il patto: chi perde dovrà pagare un tributo in oro ogni anno al vincitore e non dovrà mai più muovergli guerra. Entrambi i cavalieri giurano quindi di abbandonare la loro schiera e di servire l’esercito avversario, se qualcuno dei loro dovesse intervenire nel combattimento.

Inizia quindi il combattimento. Ruggiero, indeciso sul da farsi, è più impegnato a difendersi che ad attaccare.

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