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Riassunto canto 18 (XVIII) del poema Orlando Furioso

Il premio è costituito da un destriero e da altre armi (convinto della vittoria di Grifone, Norandino voleva donargli il completo da cavaliere) che vengono messe in bella mostra insieme all’armatura già vinta da Grifone. Marfisa riconosce nell’armatura esposta quella che aveva lasciato una volta sul bordo della strada per poter inseguire più facilmente Brunello, e che le era stata quindi rubata. La donna si impossessa subito di ciò che era stato suo ed inizia una feroce battaglia.
Marfisa si apre con la spada un via di fuga tra l’ira dei cittadini. Sansonetto e Astolfo corrono a combattere al suo fianco senza sapere perché. Aquilante e Grifone si lanciano nella mischia ma vengono disarcionati dal duca Astolfo.
Un volta che i cavalieri si sono riconsociuti, Marfisa spiega loro, e poi anche al re Norandino, la ragione del suo gesto.

Tornata quindi la pace e terminata la giostra (vinta da Sansonetto, gli altri quattro cavalieri non vi partecipano), tutti e cinque i cavalieri partono infine via mare per la Francia.
La loro nave verrà però sorpresa da una tempesta poco dopo aver lasciato l’isola di Cipro.

Rinaldo lancia il proprio cavallo Baiardo contro Dardinello, vedendo che aveva le stesse insegne di Orlando (che ne aveva ucciso il padre), vedendolo circondato da molti cristiani morti e ritenendolo quindi un valoroso cavaliere. Tutti i soldati saraceni rimangono impietriti dalla paura vedendo con quanta ferocia il paladino, la cui spada era molto temuta, si scagli contro Dardinello, che rimane uccise poco dopo.
Alla vista del saraceno morto, tutti i soldati pagani perdono il valore che la sua presenza ed i suoi incitamenti avevano infuso in loro; scappano terrorizzati in ogni direzione.

Quel giorno viene fatta strage dell’esercito saraceno e solo la ritirata lo salva dal suo completo annientamento.
Re Agramante ed altri capitani sono costretti ad andare a riprendere in ogni luogo i soldati in fuga che, terrorizzati, arrivano anche a buttarsi nella Senna per poi morire affogati. Alla fine si salverà, anche grazie all’arrivo della notte, solo un terzo di tutto l’esercito.

L’esercito cristiano, guidato da Re Carlo, si accampa all’esterno dell’insediamento avversario. Re Agramante organizza invece dall’interno le difese per poter sostenere il prossimo assedio.

Tra i molti arabi che piangono amici o parenti morti quel giorno, ci sono Cloridano e Medoro, senza pari per bellezza in tutto l’esercito pagano, che piangono la morte dell’amato Dardinello ed il fatto che il suo cadavere rimanga senza sepoltura.
Medoro decide infine di avventurarsi tra l’accampamento cristiano e di andare a seppellire il loro signore. Cloridano lo segue.

I due giungono nell’accampamento avversario quando ogni soldato è ormai addormentato, ubriaco dopo i festeggiamenti della sera prima, e ne uccidono più che possono.
Vanno poi sul campo di battaglia in cerca del corpo del loro signore, ma i cadaveri sono tantissimi e sarebbe stato impossibile trovare quello di Dardinello se non fosse venuta in loro aiuto la luce della luna. I due si caricano sulle spalle il peso per trasportarlo in un luogo dove poterlo seppellire.

Giunto ormai il mattino, Zerbino, che sta tornando in quel momento all’accampamento dopo aver dato per tutta la notte la caccia ai nemici, si accorge però della loro presenza e corre verso di loro con tutti i cavalieri al suo seguito.
Cloridano, pensando che Medoro faccia altrettanto, lascia il carico e corre a mettersi in salvo in un vicino bosco. L’amico non abbandona però il corpo di Dardinello.

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