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IL FIGLIO CAMBIATO di Luigi Pirandello | Testo

– Ma non vorrà mica lasciarla morir di fame?
Riflettevo tra me e me se non fosse opportuno richiamar l’attenzione della questura su quello strano caso, allorché, la sera stessa, venni a sapere che la Longo s’era recata per consiglio da una certa Vanna Scoma, che aveva fama d’essere in misteriosi commercii con quelle “Donne”. Si diceva che queste, nelle notti di vento, venivano a chiamarla dai tetti delle case vicine, per portarsela attorno con loro. Restava lì su una seggiola, con le sue vesti e le sue scarpe, come un fantoccio posato; e lo spirito se n’andava a volo, chi sa dove, con quelle streghe. Potevano farne testimonianza tanti che avevano appunto sentito chiamarla con voci lunghe e lamentose: – Zia Vanna! Zia Vanna! – dal proprio tetto.
S’era dunque recata per consiglio da questa Vanna Scoma, la quale in prima (e si capisce) non aveva voluto dirle nulla; ma poi, pregata e ripregata a mani giunte, le aveva lasciato intendere, parlando a mezz’aria, che aveva “veduto” il bambino.
– Veduto? Dove?
Veduto. Non poteva dir dove. Ma stesse tranquilla perché il bambino, dove stava, stava bene, a patto però che anche lei trattasse bene la creaturina che le era toccata in cambio; badasse anzi, che quanta più cura lei avrebbe avuto qua per questo bambino, e tanto meglio di là si sarebbe trovato il suo.
Mi sentii subito compreso d’uno stupore pieno d’ammirazione per la sapienza di questa strega La quale, perché fosse in tutto giusta, tanto aveva usato di crudeltà quanto di carità, punendo della sua superstizione quella madre col farle obbligo di vincere per amore del figlio lontano la ripugnanza che sentiva per quest’altro, il ribrezzo del seno da porgergli in bocca per nutrirlo; e non levandole poi del tutto la speranza di potere un giorno riavere il suo bambino, che intanto altri occhi, se non più i suoi, seguitavano a vedere, sano e bello com’era.
Che se poi, com’è certo, tutta questa sapienza, così crudele insieme e caritatevole, non era adoperata da quella strega perché fosse giusta, ma perché ci aveva il suo tornaconto con le visite della Longo, una al giorno, e per ognuna un tanto, sia che le dicesse d’aver veduto il bambino, sia che le dicesse di no ( e più quando le diceva di no); questo non toglie nulla alla sapienza di lei; e d’altra parte io non ho detto che, per quanto sapiente, quella strega non fosse una strega.
Le cose andarono così, finché il marito della Longo non arrivò con la goletta da Tunisi.
Marinaio, oggi qua, domani là, poco ormai si curava della moglie e del figlio. Trovando quella smagrita e quasi insensata, e questo pelle e ossa, irriconoscibile; saputo dalla moglie ch’erano stati ammalati tutt’e due, non chiese altro.
Il guajo avvenne dopo la partenza di lui; ché la Longo per maggior ristoro ammalò davvero. Altro castigo: una nuova gravidanza.
E ora, in quello stato (le aveva così cattive, specialmente nei primi mesi, le gravidanze) non poteva più recarsi ogni giorno dalla Scoma, e doveva contentarsi d’usar le cure che poteva a quel disgraziato perché non ne mancassero là al suo figliuolo perduto. Si torturava pensando che non sarebbe stata giustizia, dato che nel cambio ci aveva scapitato lei, e il latte, prima per il gran dolore le era diventato acqua, e ora, incinta, non avrebbe potuto più darlo; non sarebbe stata giustizia che il suo figliuolo fosse cresciuto male, come pareva dovesse crescere questo. Sul colluccio vizzo, il testoncino giallo, un po’ su una spalla e un po’ su]l’altra; e cionco, forse, di tutt’e due le gambine.

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