Footer menù

RICHIAMO ALL’OBBLIGO di Luigi Pirandello | Testo

Si fissò talmente in questo truce pensiero, tese con tanta violenza e tanta rabbia in esso tutta la sua energia nervosa, che si sentì sciogliere le membra, cascare a pezzi, appena svoltata la via e alzati gli occhi alla finestra della casa del Petella – vide stesi al cordino, oh Dio, oh Dio, oh Dio, uno… due… tre… quattro… cinque fazzoletti!
Arricciò il naso, aprì la bocca, col capo vagellante, ed esalò in un «ah» di spasimo la gioja che lo soffocava.
– Che cos’ha? – gli gridò Petella, sorreggendolo.
E Lovico:
– Oh caro capitano! oh caro capitano, grazie! grazie! Ah… è stata una delizia per me… questa… questa bella passeggiata… ma sono stanco… stanco morto… casco, proprio casco… Grazie, grazie con tutto il cuore, caro capitano! A rivederla! buon viaggio, eh? a rivederla! Grazie, grazie…
E, appena il Petella entrò nel portoncino, prese la via, di corsa, giubilante, esultante, sgrignando e con gli occhi lustri ilari parlanti mostrando le cinque dita della mano a tutti quelli che incontrava.
Luca Pelletta non avrebbe riconosciuto alla stazione di Roma Santi Currao, se questi non gli si fosse fatto avanti chiamandolo ripetutamente:
– Amico Pelletta! Amico Pelletta!
Intontito dal viaggio, tra la ressa e il rimescolio dei passeggeri che gli davano la vertigine, restò a mirarlo, sbalordito:
– Oh, tu Santi? E come mai? Così…
– Che cosa?
– Quantum mutatus ab illo!
– Ma che abillo? Gli anni, amico Pelletta!
Gli anni, sì, ma anche… – Luca lo squadrò alla luce delle lampade elettriche. Gli anni? E quel vestito? Un gran maestro di musica, con quella camicia, con quella giacca, con quei calzoni e quelle scarpe? Dunque, nella miseria? E quella barba incolta, già quasi grigia, cresciuta più sulle gote che sul mento? e quella faccia pallida e grassa? e quelle occhiaje gonfie intorno agli occhi acquosi? Come mai? Era divenuto anche più corto di statura?
Sotto gli occhi di Luca Pelletta pieni di tanto stupore, le labbra del Currao si allargarono a un ghigno muto:
– Tu sei ricco, amico Pelletta e il tempo non ti deteriora. Andiamo, andiamo! Ma ti pongo questo patto: non una parola sul paesaccio in cui io e tu abbiamo avuto la sciagura di nascere. Chi è vivo è vivo, chi è morto è morto: non voglio saperne nulla. Non c’è bisogno di prendere la vettura: sto qua in fondo al viale. Da’ a me la valigia o la cassetta.
– No, grazie: me le porto da me; non pesano molto.
– Il bagaglio lo lasci in deposito alla stazione?
– Quale bagaglio? – fece Luca Pelletta. – Ho questi due colli soltanto: libri e biancheria.
– Ti tratterrai dunque poco?
– No, perché? Sono venuto forse per sempre.
– Così a mani vuote?
Andarono per un tratto in silenzio.
– La tua signora? – s’arrischiò a domandare Luca alla fine. Il Currao abbassò la testa e borbottò:
– Sono solo.
– È fuori di Roma?
– È a Roma, amico Pelletta. Ti dirò a casa. Parliamo ora di te. Ma il pretto necessario e basta. Perché sei venuto a Roma? Sono una bestia. Dimenticavo che tu hai quattrini da buttar via.

Comments are closed.

Powered by WordPress. Designed by WooThemes

contatore accessi web