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RICHIAMO ALL’OBBLIGO di Luigi Pirandello | Testo

– Ma che ajuto posso darti io? – domandò il Pulejo, senza potere ancora trattener le risa.
Paolino Lovico si fermò risolutamente in mezzo alla via, stringendo forte un braccio al dottore.
– Sai che avverrà? – gli disse, truce. – Petella arriva stasera; ripartirà domani per il Levante; va a Smirne; starà fuori circa un mese. Non c’è tempo da perdere! O subito, o tutto è perduto. Per carità, Gigino salvami! salva quella povera martire! Tu avrai un mezzo, tu avrai un rimedio… Non ridere, perdio, o ti strozzo! O piuttosto ridi, ridi se vuoi, della mia disperazione, ma dammi ajuto… un rimedio… qualche mezzo… qualche medicina…
Gigi Pulejo era arrivato alla casa di via Butera nella quale doveva far la visita. Come meglio poté, si tenne dal ridere ancora e disse:
– Vuoi insomma impedire che il capitano prenda un pretesto d’attaccar lite questa sera con la moglie?
– Precisamente!
– Per la morale, è vero?
– Per la morale. Seguiti a scherzare?
– No no, dico sul serio adesso. Senti: io vado su; tu ritorna in farmacia, da Saro, e aspettami lì. Vengo subito.
– Ma che vuoi fare?
– Lascia fare a me! – lo assicurò il dottore. – Va’ da Saro, e aspettami.
– Fa’ presto, oh! – gli gridò dietro Lovico a mani giunte.
Sul tramonto, Paolino era allo Scalo per assistere all’arrivo del capitano Petella col «Segesta». L’aveva voluto almeno vedere da lontano, non sapeva bene perché; vedergli l’aria e mandargli dietro una filza di male parole.
Sperava, dopo l’assalto al dottor Pulejo e l’ajuto che era riuscito a ottenere, che l’orgasmo, a cui era in preda dalla mattina, cessasse almeno un poco. Ma che! Recato un certo involtino misterioso di pasterelle con la crema alla signora Petella (poiché al capitano piacevano tanto i dolci), e sceso dalla casa di lei, s’era messo a girare di qua e di là, e l’orgasmo gli era cresciuto di punto in punto.
E ora? Ecco venuta la sera. Avrebbe voluto andare a letto quanto più tardi gli fosse possibile. Ma si stancò presto di girovagare per la città, con la smania esacerbata dal timore d’attaccar lite con qualcuno de’ suoi innumerevoli conoscenti, il quale avesse la cattiva ispirazione d’accostarglisi.
Perché aveva la disgrazia, lui, d’essere «trasparente». Sicuro! E questa trasparenza sua riusciva esilarantissima a tutti gl’ipocriti foderati di menzogna. Pareva che la vista chiara, aperta, delle passioni, e fossero anche le più tristi, le più angosciose, avesse il potere di promuovere le risa in tutti coloro che o non le avevano mai provate o, usi com’erano a mascherarle, non le riconoscevano più in un pover’uomo come lui, che aveva la sciagura di non saperle nascondere e dominare.
Si rintanò in casa; si buttò vestito sul letto.
Com’era pallida, com’era pallida quella poveretta, quand’egli le aveva recato l’involto delle paste! Così pallida e con quegli occhi smarriti nella pena, non era bella davvero…
– Sii sorridente, cara! – le aveva raccomandato con le lagrime in gola. – Acconciati bene, per carità! Indossa quella camicetta di seta giapponese che ti sta tanto bene… Ma soprattutto, te ne scongiuro, non farti trovare così, come un funerale… Animo, animo! Hai apparecchiato tutto per bene? Mi raccomando, che non abbia alcun motivo di lagnarsi! Coraggio, cara, a domani! Speriamo bene… Non dimenticare, per carità, d’appendere un fazzoletto per segno, al cordino là, davanti la finestra di camera tua. Domattina, il mio primo pensiero sarà quello di venire a vedere… Fammelo trovare quel segno, cara, fammelo trovare!
E prima d’andar via aveva seminato col lapis turchino i «dieci» e i «dieci con lode» nel quaderno delle versioni di quel somarone del figlio, che sentiva latino e spiritava.
– Nonò, faglielo vedere a papà… Sai come sarà contento papà! Seguita così, caro, seguita così e fra qualche anno saprai il latino meglio di un’oca del Campidoglio, di quelle, Nonò, che fecero fuggire i Galli, sai? Viva Papirio! Allegri, allegri! dobbiamo essere tutti allegri questa sera, Nonò! Viene papà! Allegro e buono! pulito, composto! Fa’ vedere le unghie… Sono pulite? Bravo. Attento a non sporcartele! Viva Papirio, Nonò, viva Papirio!

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