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RICHIAMO ALL’OBBLIGO di Luigi Pirandello | Testo

Quindi, sbarrando tanto d’occhi e congiungendo l’indice e il pollice, quasi per pesar le parole che stava per dire, sillabò:
– Petella ha due case.
– Petella? – domandò, stordito, Gigi Pulejo. – Chi è Petella?
– Petella il capitano, perdio! – proruppe Lovico. – Petella della Navigazione Generale.
– Non lo conosco, – disse il dottor Pulejo.
– Non lo conosci? Tanto meglio! Ma, tomba lo stesso, oh! Due case, – ripeté con la stess’aria cupa e grave. – Una qua, una a Napoli.
– Ebbene?
– Ah! Ti pare niente? – domandò, scomponendosi tutto nella rabbia che lo divorava, Paolino Lovico.
– Un uomo ammogliato, che approfitta vigliaccamente del suo mestiere di marinajo e si fa un’altra casa in un altro paese, ti pare niente? Ma sono cose turche, perdio!
– Turchissime, chi ti dice di no? Ma a te che te n’importa? Che c’entri tu?
– Che me n’importa, a me? che c’entro io?
– È tua parente, scusa, la moglie di Petella?
– No! – gridò Paolino Lovico col sangue agli occhi. – È una povera donna, che soffre pene d’inferno! Una donna onesta, capisci? tradita in un modo infame, capisci? dal proprio marito. C’è bisogno di esser parente per sentirsene rimescolare?
– Ma che ci posso fare io, scusa? – domandò Gigi Pulejo, stringendosi nelle spalle.
– Se non mi lasci dire, porco diavolo! porca natura! porca vita! – sbuffò Lovico. – Senti che caldo? Io crepo! Quel caro Petella, quel carissimo Petella non si contenta di tradire la moglie, d’avere un’altra casa a Napoli; ha tre o quattro figli là, con quella, e uno qua con la moglie. Non vuole averne altri! Ma quelli di là, capirai bene, non sono legittimi: se ne ha qualche altro, e gli fa impiccio, può buttarlo via come niente. Invece qua, con la moglie, d’un figlio legittimo non potrebbe disfarsi. E allora, brutto manigoldo, che ti combina? (Oh, dura da due anni, sai, questa storia!) Ti combina che nei giorni che sbarca qui, piglia il più piccolo pretesto per attaccar lite con la moglie, e la notte si chiude a dormir solo. Il giorno appresso, riparte, e chi s’è visto s’è visto. Da due anni così!
– Povera signora! – esclamò Gigi Pulejo con una commiserazione da cui non poté staccare un sorriso. – Ma io, scusa… ancora non capisco.
– Senti, Gigino mio, – riprese con altro tono Lovico, appendendoglisi al braccio. – Da quattro mesi io do lezione di latino al ragazzo, al figliuolo di Petella, che ha dieci anni e va in prima ginnasiale.
– Ah, – fece il dottore.
– Se tu sapessi quanta pietà m’ha ispirato quella disgraziata signora! – seguitò Lovico. – Quante lagrime, quante lagrime ha pianto la poverina… E che bontà! È pure bella, sai? Fosse brutta, capirei… È bella! E vedersi trattata così, tradita, disprezzata e lasciata in un canto, là, come uno straccio inutile… Vorrei vedere chi avrebbe saputo resistere! chi non si sarebbe ribellata! E chi potrebbe condannarla? È una donna onesta, una donna che bisogna assolutamente salvare, Gigino mio! Tu capisci? Si trova in una terribile condizione, adesso… Disperata!
Gigi Pulejo si fermò e guardò severamente il Lovico.
– Ah no, caro! – gli disse. – Queste cose io non le faccio. Non voglio mica aver da fare col Codice penale, io.
– Pezzo d’imbecille! – scattò Paolino Lovico. – E che ti figuri, adesso? che ti figuri che io voglia da te? Per chi m’hai preso? Credi ch’io sia un uomo immorale? un birbaccione? Che voglia il tuo ajuto per… oh! mi fa schifo, orrore, solo a pensarlo!
– Ma che corno vuoi dunque da me? Io non ti capisco! – gridò il dottor Pulejo, spazientito.
– Voglio quel ch’è giusto! – gridò a sua volta Paolino Lovico. – La morale, voglio! Voglio che Petella sia un buon marito e non chiuda la porta in faccia alla moglie quando sbarca qui!
Gigi Pulejo scoppiò in una fragorosa risata.
– E che… e che pre… e che pretendi… ohi ohi ohi… ah ah ah… pre… pretendi che io… po… pove… povero Pet… ah ah ah… l’asino… l’asino a bere per… ohi ohi ohi…
– Che ridi, che ridi, animalone? – muggì fremendo e agitando le pugna, Paolino Lovico. – C’è in vista una tragedia, e tu ridi? C’è un farabutto che non vuol fare l’obbligo suo, e tu ridi? una donna ninacciata nell’onore, nella vita, e tu ridi? E non ti parlo di me! Io sono un uomo morto, io vado a buttarmi a mare, se tu non mi dai ajuto, vuoi capirlo?

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