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IL PIPISTRELLO di Luigi Pirandello | testo

Per far dispetto al capocomico, prima che cominciasse la prova generale, la piccola Gàstina, col gomito appoggiato sul ginocchio d’una gamba accavalciata sull’altra e il pugno sotto il mento, seriamente domandò a Faustino Perres, se la battuta di Sua Eminenza al secondo atto: – «Giuseppe, smorzate i lumi» – non poteva essere ripetuta, all’occorrenza, qualche altra volta durante la rappresentazione, visto e considerato che non c’è altro mezzo per fare andar via un pipistrello, che entri di sera in una stanza, che spegnere il lume.
Faustino Perres si sentì gelare.
– No, no, dico proprio sul serio! Perché, scusate, Perres: volete dare veramente, con la vostra commedia, una perfetta illusione di realtà?
– Illusione? No. Perché dice illusione, signorina? L’arte crea veramente una realtà.
– Ah, sta bene. E allora io vi dico che l’arte la crea, e il pipistrello la distrugge.
– Come! perché?
– Perché sì., Ponete il caso che, nella realtà della vita, in una stanza dove si stia svolgendo di sera un conflitto familiare, tra marito e moglie, tra una madre e una figlia, che so! o un conflitto d’interessi o d’altro, entri per caso un pipistrello. Bene: che si fa? Vi assicuro io, che per un momento il conflitto s’interrompe per via di quel pipistrello che è entrato; o si spenge il lume, o si va in un’altra stanza, o qualcuno anche va a prendere un bastone, monta su una seggiola e cerca di colpirlo per abbatterlo a terra; e gli altri allora, credete a me, si scordano lì per lì del conflitto e accorrono tutti a guardare, sorridenti e con schifo, come quella odiosissima bestia sia fatta.
– Già! Ma questo, nella vita ordinaria! – obiettò, con un sorriso smorto sulle labbra, il povero Faustino Perres. – Nella mia opera d’arte, signorina, il pipistrello, io, non ce l’ho messo.
– Voi non ce l’avete messo; ma se lui ci si ficca?
– Bisogna non farne caso!
– E vi sembra naturale? V’assicuro io, io che debbo vivere nella vostra commedia la parte di Livia, che questo non è naturale; perché Livia, lo so io, lo so io meglio di voi, che paura ha dei pipistrelli! La vostra Livia, – badate – non più io. Voi non ci avete pensato, perché non potevate immaginare il caso che un pipistrello entrasse nella stanza, mentr’ella si ribellava fieramente all’imposizione della madre e di Sua Eminenza. Ma questa sera, potete esser certo che il pipistrello entrerà nella camera durante quella scena. E allora io vi domando, per la realtà stessa che voi volete creare, se vi sembri naturale che ella, con la paura che ha dei pipistrelli, col ribrezzo che la fa contorcere e gridare al solo pensiero d’un possibile contatto, se ne stia lì come se nulla fosse, con un pipistrello che le svolazza attorno alla faccia, e mostri di non farne caso. Voi scherzate! Livia se ne scappa, ve lo dico io; pianta la scena e se ne scappa, o si nasconde sotto il tavolino, gridando come una pazza. Vi consiglio perciò di riflettere, se proprio non vi convenga meglio di far chiamare Giuseppe da Sua Eminenza e di fargli ripetere la battuta: – «Giuseppe, smorzate i lumi». – Oppure… aspettate! oppure… – ma sì! meglio! sarebbe la liberazione! – che gli ordinasse di prendere un bastone, montare su una seggiola, e…
– Già! sì! proprio! interrompendo la scena a metà, è vero? tra l’ilarità fragorosa di tutto il pubblico.
– Ma sarebbe il colmo della naturalezza, caro mio! Credetelo. Anche per la vostra stessa commedia, dato che quel pipistrello c’è e che in quella scena è inutile – vogliate o non vogliate – ci si ficca: pipistrello vero! Se non ne tenete conto, parrà finta, per forza, Livia che non se ne cura, gli altri due che non ne fanno caso e seguitano a recitar la commedia come se lui non ci fosse. Non capite questo?
Faustino Perres si lasciò cader le braccia, disperatamente.
– O Dio mio, signorina, – disse. – Se volete scherzare, è un conto…
– No no! Vi ripeto che sto discutendo con voi sul serio, sul serio, proprio sul serio! – ribatté la Gàstina.
– E allora io vi rispondo che siete matta, – disse il Perres alzandosi. – Dovrebbe far parte della realtà che ho creato io, quel pipistrello, perché io potessi tenerne conto e farne tener conto ai personaggi della mia commedia; dovrebbe essere un pipistrello finto e non vero, insomma! Perché non può, così, incidentalmente, da un momento all’altro, un elemento della realtà casuale introdursi nella realtà creata, essenziale, dell’opera d’arte.
– E se ci s’introduce?
– Ma non è vero! Non può! Non s’introduce mica nella mia commedia, quel pipistrello, ma sul palcoscenico dove voi recitate.
– Benissimo! Dove io recito la vostra commedia. E allora sta tra due: o lassù è viva la vostra commedia; o è vivo il pipistrello. Il pipistrello, vi assicuro io che è vivo, vivissimo, comunque. Vi ho dimostrato che con lui così vivo lassù non possono sembrar naturali Livia e gli altri due personaggi, che dovrebbero seguitar la loro scena come se lui non ci fosse, mentre c’è. Conclusione: o via la vostra commedia, o via il pipistrello. Se stimate impossibile eliminare il pipistrello, rimettetevi in Dio, caro Perres, quanto alle sorti della vostra commedia. Ora vi faccio vedere che la mia parte io la so e che la recito con tutto l’impegno, perché mi piace. Ma non rispondo dei miei nervi stasera.

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