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IL NIDO di Luigi Pirandello |Testo

Alla fine ella soggiunse:
– Doveva finire, sì, lo so; ma finire così? Come avrei potuto immaginarmelo?
– E come, allora, Elena? – domandò egli con accento sommesso, dolce, pieno di compassione.
Elena non rispose; si contorse le mani, scosse a lungo la testa, quasi con rabbia di dolore, perdutamente, e scoppiò in pianto più dirotto.
Ercole si alzò sconvolto, straziato: le si appressò. Voleva dirle qualcosa, ma non poté; si portò una mano a gli occhi per trattenere le lacrime irrompenti.
Udirono in quella picchiare all’uscio, e la voce di Lietta:
– Api, babbo! Non mi potti in vettura?
Elena balzò in piedi con un grido: aprì l’uscio e si tolse la bambina nelle braccia.
– Figlia! Figlia mia!…
Lietta si lasciò stringere stupita, afflitta, guardando il padre che le sorrideva piangendo anche lui.
– Vuoi andare col babbo? – le domandò Elena senza scioglierla dall’abbraccio.
– Cì – fece Lietta.
– Per sempre col babbo?
– Elena! – chiamò l’Orgera per impedire la risposta della bambina.
La madre sedette, guardò Lietta su le sue ginocchia, poi si volse a Ercole e irruppe.
– Non te la do, non posso dartela!
Ercole chiuse gli occhi, si strinse nella persona e contrasse il volto dallo spasimo. Quel supplizio, ormai, con la bambina lì presente, era insopportabile.
Elena vide l’atroce sofferenza su quel viso, e supplicò:
– Lasciamela almeno fino a domattina…
Egli si premette la faccia con ambo le mani.
– Fino a stasera – insisté Elena.
Lietta si recò una manina alla nuca, chinando la testina, segno che stava per piangere.
– No, no, Lietta – le disse la madre. – Adesso la mamma ti veste… ti veste lei con le sue mani, e tu andrai via col babbo, in carrozza… Lietta andrà via col babbo. Sei contenta?… Oh Dio!… No, no… Pigliamo la vestina nuova che ti ha cucito la mamma, sai? e le scarpette nuove… Bisogna però che tu ti faccia lavar bene bene… anche qui, vedi, ai ginocchietti che sono sporchi… Poi metteremo le calzine belle…
– Rosse – fece Lietta con una mossettina del capo e carezzando il collo della madre che piangeva.
– Sì, quelle rosse. Alza un po’ il mento, così. Ecco fatto… Oh! Bisogna anche cambiar la camicina; bisogna che ti cambi tutto; devi farti vedere pulita pulita. Ora laviamoci, su, su.
Ercole s’era messo dietro la cortina della finestra, con la fronte appoggiata ai vetri, per non assistere a tanto strazio.
Elena, lavando la bambina con la massima cura, tremava per tutto il corpo, si mordeva le labbra per non prorompere in grida, e piangeva, piangeva silenziosamente. Poi si mise a vestirla.
– Il vetturino vuol sapere se deve aspettare ancora – disse la serva dalla soglia.
Ercole si volse, guardò Elena un tratto, poi disse bruscamente:
– Sì, sì.
– Ti sei fatto aspettare – osservò Elena con un ginocchio per terra, terminando di vestir la piccina. – Eri così sicuro che te l’avrei data?
– Pensavo che…
– Sì, sì, tu hai pensato a tutto, a tutto, a Lietta, a te, a tua moglie, finanche a’ miei poveri ragazzi; a me soltanto non hai pensato; a me che resterò qui, sola, senza la figlia mia, qui…
Lietta si mise a piangere.

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