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IL NIDO di Luigi Pirandello |Testo

– No, senti… Va bene… Piano! Ti sembro pazzo… ma lasciami dire… rispondimi… Ti dirò io quel che è giusto e quel che è onesto. Lascia star Dio! Di Lietta tu che ne farai? Perché parli? Pel suo bene? No! Tu parli per odio contro una donna che noi abbiamo insieme ingannata, tradita… E ti par giusto, ti pare onesto?
– Ma che dici? Non vuoi intendermi! Io parlo per mia figlia che mi vorreste portar via… È giusto, è onesto?
– E che pretendi? Pretendi che non la veda più io invece?
– Ma no, ma chi te lo vieta? È qui; vieni e la vedrai. Te lo vieta tua moglie, non io.
– Tu, tu me lo vieti ora; perché non è più possibile ch’io seguiti a venir qui.
– Ed è colpa mia? Vuoi startene con tua moglie? Ebbene, io non ti chiedo di meglio: tu con lei, io con mia figlia!
– Sì! E che ne farai?
– Quel che Dio vorrà.
– Lascia star Dio, ti dico! – gridò Ercole. – Qui si tratta dell’avvenire di mia figlia! Non lasciarti vincere dall’egoismo, dal tuo odio… Parliamo della bambina; di lei dobbiamo parlare.
– Ma come puoi pensare che Lietta viva senza di me? Io l’ho messa al mondo, le ho dato il mio latte, la mia vita, l’ho cresciuta, l’ho tenuta sempre con me! Ah speri che mi dimentichi? Ma è possibile? Deve dimenticar sua madre? Sperate questo tutti e due? Quell’altra deve carezzare la mia bambina, insegnarle a scordar sua madre?…
Elena ruppe in singhiozzi strazianti, coprendosi il volto con le mani.
– No, non questo – disse Ercole cupamente. – Comprendo il tuo dolore; il sacrifizio è enorme; ma se tu ami Lietta più di te stessa, devi compierlo. Non pensare a me, né all’altra; pensa a Lietta soltanto, al suo avvenire. Io son venuto qui per parlare al tuo cuore.
– Dici, per strapparmelo! – esclamò Elena singhiozzando disperatamente.
– … al tuo cuore di madre senza egoismo… Non mi faccio forte di nessuna ragione, di nessun diritto. Ti dico: pensa solo a lei. Tu stessa, l’ultima volta, mi hai costretto a considerare la nostra posizione… la tua per quei due orfani… Non è vero? Ebbene, rifletti, considera tu adesso: che vuoi fare?
Elena rispose con lamenti rotti, con parole spezzate dai singulti. Ercole, in crescente commozione, si sforzò d’intendere quel che ella diceva piangendo; poi ripeté:
– Che vuoi fare? Per forza la soluzione doveva esser così crudele. Tu lo avevi preveduto prima di me. Per forza! È solo a patto d’un sacrifizio, o mio, o tuo… Vuoi che mi sacrifichi io? Oh con tutto il cuore ti risparmierei; ma che gioverebbe a Lietta il mio sacrifizio? Nulla. Ragiona e vedi. Sarebbe anzi tutto a suo danno; non puoi negarlo. Pensa che tua figlia avrà un nome, uscirà dall’ombra della nostra colpa, avrà un avvenire che tu non potresti mai darle. Tu devi pensare agli altri due. Fallo per loro. Essi resteranno a te; io che farei senza Lietta?
– E che farò io? – domandò Elena strozzata dall’angoscia, mostrando il volto inondato di lacrime. – Che farò io? Non vederla più! È possibile? Ora, dopo tre anni! Come potrò più vivere senza di lei? Che crudeltà inaudita, Dio mio! E uccidimi piuttosto! Parlarmi del bene di mia figlia, a costo del sacrifizio mio! Questa è la maggior crudeltà! Così scusi l’atto mostruoso che sei venuto a compiere! Che posso dirti? Prenditi la figlia, strappamela dalle braccia per non farmela vedere mai più? È possibile?
Ercole rimase a capo chino, in silenzio, scosso, quasi vinto, e non per tanto in attesa, mentre Elena piangeva, piangeva.

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