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LA MADONNINA di Luigi Pirandello | Testo

Ma un giorno Marastella, vedendo uscire il padre beneficiale dalla chiesa, s’inginocchiò in mezzo alla piazzetta, e, presagli una mano, cominciò a baciargliela perdutamente e poi a passarsela sui capelli, su tutta la faccia, fin sotto la gola, gemendo:
– Ah padre mio, mi levi questo fuoco, per carità! per carità, mi levi questo fuoco!
Il povero padre Fiorìca, smarrito, sbalordito, chino sulla poverina, senza nemmeno tentare di ritirar la mano, le chiedeva:
– Che fuoco, Marastella, che fuoco, figliuola mia?
E forse non avrebbe ancora capito, se da tutte le casette attorno non fossero accorse le vicine a strappar da terra la scema con parole e atti così chiari, che il padre Fiorìca, sbiancato, trasecolato, tremante, se n’era fuggito, facendosi la croce a due mani.
Questa volta sì, il diavolo s’era troppo scoperto. Riconobbero tutti l’opera sua in quella pazzia di Marastella. E allora egli ne pensò un’altra, che doveva costare al padre beneficiale il piú gran dolore della sua vita.
La perdita di Guiduccio. State a sentire.
Guiduccio era un ragazzo di nove anni, unico figliuolo maschio della piú cospicua famiglia della parrocchia: la famiglia Greli.
Il padre beneficiale Fiorìca aveva in cuore da anni la spina di questa famiglia che si teneva lontana dalla santa chiesa, non già perché fosse veramente nemica della fede, ma perché lei, la chiesa, a giudizio del signor Greli (ch’era stato garibaldino, carabiniere genovese nella campagna del 1860 e ferito a un braccio nella battaglia di Milazzo) lei, la chiesa, s’ostinava a rimanere nemica della patria; ragion per cui un patriota come il signor Greli credeva di non potervi metter piede.
Ora, di politica il padre beneficiale Fiorìca non s’era impicciato mai e non riusciva perciò a capacitarsi come l’amor di patria potesse esser cagione che la mamma e le sorelle maggiori di Guiduccio e Guiduccio stesso non venissero in chiesa almeno la domenica e le feste principali per la santa messa. Non diceva confessarsi; non diceva comunicarsi. La santa messa almeno, la domenica, Dio benedetto! E, tentato al solito dal diavolaccio che gli andava sempre avanti e dietro come l’ombra del suo stesso corpo, cercava d’entrar nelle grazie del signor Greli.
– Eccolo là che passa! Non fingere di non vederlo. Salutalo, salutalo tu per primo: un bell’inchino, con dignitosa umiltà!
Il padre Fiorìca ubbidiva subito al suggerimento del diavolo; s’inchinava sorridente; ma il signor Greli, accigliato, rispondeva appena appena, con brusca durezza, a quell’inchino e a quel sorriso. E il diavolo, si sa, ne gongolava.
Ora, un pomeriggio d’estate, vigilia d’una festa solenne, il diavolo, sapendo che il signor Greli s’era ritirato a casa molto stanco del lavoro della mattinata e s’era messo a letto per ristorar le forze con qualche oretta di sonno, che fece? salì non visto con alcuni monellacci al campanile della Chiesina di San Pietro e lì dàlli a sonare, dàlli a sonare tutte le campane, con una furia così dispettosa, che il signor Greli, il quale era d’indole focosa e facilmente si lasciava prendere dall’ira, a un certo punto, non potendone piú, saltò giú dal letto e, così come si trovava, in maniche di camicia e mutande, corse su in terrazza armato di fucile e – sissignori – commise il sacrilegio di sparare contro le sante campane della chiesa.
Colpì, delle tre, quella di destra, la piú squillante: occhio d’antico carabiniere genovese! Ma povera campanella! Sembrò una cagnolina che, colta a tradimento da un sasso, mentre faceva rumorosamente le feste al padrone, cangiasse d’un tratto l’abbajo festoso in acuti guaiti. Tutti i parrocchiani, raccolti per la festa davanti alla chiesa, si levarono in tumulto, furibondi, contro il sacrilego. E fu vera grazia di Dio, se al padre beneficiale Fiorìca, accorso tutto sconvolto e coi paramenti sacri ancora in dosso, riuscì d’impedire con la sua autorità che la violenza dei suoi fedeli indignati prorompesse e s’abbattesse sulla casa del Greli. Li arrestò a tempo, li placò, rendendosi mallevadore che il signor Greli avrebbe donato una campana nuova alla chiesa e che un’altra e piú solenne festa si sarebbe fatta per il battesimo di essa.
Allora, per la prima volta, Guiduccio Greli entrò nella Chiesina di San Pietro.

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