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NOTIZIE DEL MONDO di Luigi Pirandello | Testo

Momo, prenditi questo decottino a digiuno. Sai come m’ha risposto tua moglie? M’ha ringraziato, prima di tutto, come si può ringraziare un qualunque estraneo; ma lasciamo andare; ha poi soggiunto che, per il momento, sì, dice, purtroppo si vede costretta a non ricusare i miei graziosi favori, perché avendo dischiavacciato lo stipetto, dove tu eri solito di riporre il sudor delle tue fatiche, dice, non vi ha trovato che sole lire cinquanta, con le quali evidentemente, dice, non è possibile pagar la pigione di casa che scade il giorno quindici, saldare alcuni conti con parecchi fornitori di commestibili e farsi un modesto abito da lutto di assoluta necessità.
Indovinerai dalle frasi che ti ho trascritte chi ha dettato a tua moglie questa lettera: i graziosi favori, il dischiavacciato, il sudor delle tue fatiche non possono uscire che dalla bocca di tuo cognato… cioè, no: verrebbe a essere di te cognato di tua moglie, è vero il signor Postella, insomma, il quale – te ne avverto di passata – ha preso definitivamente domicilio in casa tua insieme con la sua metà, e dormono nella stessa camera in cui sei morto, in cui dormivamo tu e io.
Andiamo avanti. La lettera mi annunziava, seguitando, alcuni disegni per l’avvenire: che tua moglie, cioè, spera, o almeno desidera, di trovar da lavorare in casa, o qualche dignitoso collocamento in una nobile famiglia, come lettrice o istitutrice, mettendo a profitto, dice, i preziosi ammaestramenti che tu le lasciasti in unica e cara eredità. Ma non ti dar pensiero neanche di questo. Finché ci sono qua io, sta’ pur sicuro che non ne farà di nulla. Intanto la lettera terminava con questa frase: «E fiducialmente La saluto!» – Fiducialmente! Dove va a pescarle le espressioni tuo cognato? Bada che è buffo sul serio!
E a proposito del dischiavacciato: la chiave dello stipetto dove l’hai lasciata? Non si è potuta trovare: e quel linguajo, lo vedi, ha dovuto ricorrere al dischiavacciamento. Questi napoletani, quando parlano l’italiano… Ma, chi sa! la troppa fretta d’aprire non gli avrà forse lasciato cercar bene e trovare la chiave… Mi dispiace per lo stipetto, ch’era roba nostra in comune: lo stipetto di mia madre, una santa reliquia per me. Basta. Parliamo d’altro.
Questa notte la mia giacca, posata su la poltrona a piè del letto, d’accordo col lumino da notte relegato sul pavimento in un angolo della camera, s’è divertita a farmi provare un soprassalto, combinandomi uno scherzetto d’ombra.
Dopo aver dormito un pezzo con la faccia al muro, nel voltarmi mi sono mezzo svegliato e ho avuto la momentanea impressione che qualcuno fosse seduto su la poltrona.
Ho subito pensato a te. Ma perché mi sono spaventato?
Ah se tu potessi veramente, anche come una fantasima, farti vedere da me, le notti; venire qua comunque a tenermi compagnia!
Ma già, potendo, tu te n’andresti da tua moglie, ingrato! Ella però ti chiuderebbe la porta in faccia, sai? o scapperebbe via dallo spavento. E allora tu te ne verresti qua da me, per essere consolato; e io seduto come sono adesso davanti al tavolino, e tu di fronte a me, converseremmo insieme, come ai bei tempi… Ti farei trovare ogni sera una buona tazza di caffè e tu, caffeista, giudicheresti se lo faccio meglio io, o tua moglie; la pipetta e il giornale. Così te lo leggeresti da te il giornale; perché io, sai, non c’è verso: non ci resisto; mi ci sono provato tre volte e ho dovuto smettere subito.
Mi sono confortato pensando che se io, vivo, posso farne a meno, a più forte ragione potrai farne a meno tu, ormai, non è vero?
Dimmi di sì, ti prego.
Tornando questa mattina dal cimitero, mi son sentito chiamare per Via Nazionale:
– Signor Aversa! Signor Aversa!
Mi volto; il nipote del notajo Zanti, uno di quei giovanotti che tu (non so perché) chiamavi discinti. Mi stringe la mano e mi dice:
– Quel povero signor Gerolamo! Che pena!
Chiudo gli occhi e sospiro. E il giovinotto:
– Dica, signor Tommaso, e la moglie… la vedova?
– Piange, poverina.
– Me l’immagino! Andrò oggi stesso a fare il mio dovere…
Molte visite di condoglianza riceverà tua moglie, Momino. E se fosse brutta e vecchia? Nessuna.
Anche a costo di parer crudele, bisogna che io ti abitui a queste notizie. Con l’andar del tempo, temo non debba dartene di assai peggiori. La vita è trista, amico mio, e chi sa quali e quante amarezze ci riserba.
Mezzanotte. Dormi in pace.

III
Che buffoni, amico mio, che buffoni!
Sono venuti stamane a trovarmi il signor Postella e quella montagna di carne ch’egli ha il coraggio di chiamare la sua metà. Sono venuti a trovarmi per chiarire, dice, la lettera che jeri mi scrisse tua moglie.
Capisci che fa tuo cognato? Prima scrive in quella razza di maniera, e poi viene a chiarire.
Basta… L’intima e vera ragione della sua visita d’oggi però avrà pur bisogno, vedrai, d’esser chiarita meglio da una seconda visita, domani.
Io almeno non ho saputo vederci chiaro abbastanza. M’è parso soltanto di dover capire che il signor Postella intende di far doppio giuoco e ho voluto metter subito le carte in tavola.

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