Footer menù

NOTIZIE DEL MONDO di Luigi Pirandello | Testo

– Vigliacchi! Vigliacchi!
E quella sera che, terribilmente indignato, volevi dal terrazzino buttar giù nel fiume le tue medaglie garibaldine? Faceva un tempaccio! Pioveva a dirotto. E nel vederti così acceso manifestai l’opinione, ricordi? che non mettesse conto per questi porci d’Italia che tu rischiassi di prendere un malanno, uscendo sul terrazzino, sotto la pioggia. Come mi guardasti! Ma io t’ammiravo, sai? T’ammiravo tanto tanto, perché mi sembravi un ragazzo, in quei momenti, e spesso non sapevo trattenermi dal dirtelo e tu t’arrabbiavi e perfino m’ingiuriavi, quando alle tue ire focose opponevo questa mia bella faccia di luna piena, sorridente e stizzosa. Ti facevo uscir dai gangheri talvolta e dirne d’ogni colore. A qualcuna più grossa, tranquillissimo, ti domandavo:
– E come la ragioni?
E tu, rosso come un gambero, con gli occhi schizzanti dalle orbite:
– La ragiono, che sei un somaro!
Quanto mi ci divertivo! E mi suona ancora negli orecchi la tua voce, quando, con gli occhi chiusi, mi dicevi, quasi recitando a memoria:
– Per le anime lente e pigre come la tua, per le anime che non sanno cavar nulla da sé, tutto per forza è muto e senza valore.
E questo, perché non mi sapevo cavar dall’anima tutta quella candida santa ingenuità che tu cavavi dalla tua per vestirne uomini e cose. E quante volte non ti vidi parar così della bianca stola della tua sincerità qualche mala bestia, della quale ti bisognava un morso o un calcio per riconoscere la vera natura.
Ma tu volevi veder per forza tutto buono e tutto bello il mondo; e spesso ci riuscivi, perché è proprio in noi il modo e il senso delle cose; e segue appunto da ciò la diversità dei gusti e delle opinioni; e segue pure che, s’io voglio farti vedere ancora il mondo, bisogna che mi provi a guardarlo con gli occhi tuoi. E come farò?
Per cominciare, m’immagino che debbano interessarti maggiormente le cose che ti stavano più vicine; quelle, per esempio, di casa tua: tua moglie… Ah Momaccio, Momaccio, che tradimento! lasciamelo dire. Tante cose ti perdonai in vita: questa, no; né te la perdonerò mai. Tua moglie.
Se ai morti, nell’ozio della tomba, venisse in mente di porre un catalogo dei torti e delle colpe che ora si pentono avere nel decorso della loro vita commessi, catalogo che un bel giorno sarebbe edificante apparisse nella parte posteriore delle tombe, come il rovescio delle menzogne spesso incise nella lapide; tu nel tuo dovresti mettere soltanto:
SPOSAI. A. LVI. ANNI.
UNA. DONNA. DI XXX.
Basterebbe.
Senti. Mi par chiaro come la luce del sole che tu sei morto così precipitosamente per causa sua.
Non ti ripeterò qui, adesso, le ragioni che ti dissi cinque anni fa, nel giorno più brutto della mia vita, e delle quali facesti a tue spese la più trista delle esperienze. E poi, io dico, perché? che ti mancava? Stavamo così bene tutti e due insieme, in santa pace. Nossignori. La moglie. E sostenere che non era vero che la casa come ce l’eravamo fatta a poco a poco con quei miei vecchi mobili e con gli altri comperati di combinazione, ti potesse bastare; e quella bella polvere di vecchiaja che s’era ormai posata e distesa per noi su tutte le cose della vita, perché noi con un dito ci divertissimo a scriverci sopra: vanità; e le care quiete abitudini che s’erano già da un pezzo stabilite tra noi, con la compagnia delle nostre bestioline, le due coppie di canarini, a cui badavo io, Ragnetta a cui badavi tu (e spesso, quand’era in caldo, ricordi? La lisciavi, e ti sgraffiava) e le due stupidissime tartarughe, marito e moglie, Tarà e Tarù, che ci davano motivo a tante sapientissime considerazioni, là nel terrazzino pieno di fiori. Sostenere, santo Dio, che sempre – come Tarù – ne avevi sentito il bisogno, tu, d’una moglie (all’età tua, vergognosaccio!), e che io non ti potevo compatire, perché le donne, io…
Traditore, traditore e fanatico!
Non facevi delle donne anche tu la stessissima mia stima prima che venisse su a cangiarti in un momento da così a così la bella mademoiselle delle due stanze d’abbasso, con la scusa di vedere quei fiori del terrazzino, che su a te attecchivano e giù a mademoiselle, nei vasi sul davanzale della finestra, non volevano attecchire?
Maledetto terrazzino!
– Uh che bellezza! uh che meraviglia! E chi li coltiva così bene tutti questi fiori?
E tu, subito:
– Io!

Comments are closed.
contatore accessi web