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L’USCITA DEL VEDOVO di Luigi Pirandello | Testo

Quando, di pochi passi lontano dal portoncino ben noto, a destra, scorse la finestrella quadra del mezzanino, sulla porta con le persiane accostate, che dalle stecche e da sotto lasciavano intravedere il lume della cameretta, Teodoro Piovanelli si turbò profondamente assalito dall’immagine precisa, là, vivente, del ricordo lontano… Tutto, tal quale, come allora! Ma ci stava proprio lei, là, ancora? S’accostò al muro, cauto, trepidante, e passò rasente, sotto la finestra; alzò il capo; scorse dietro alle persiane un’ombra, una donna… – lei? – Passò oltre, tutto sconvolto, insaccato nelle spalle, col sangue che gli frizzava per le vene, come sotto l’imminenza di qualche cosa che dovesse cadergli addosso.
Violentemente gli si ricompose la coscienza tetra e dura del suo stato presente; rivide in un baleno col pensiero la camera dei bambini e quel ritratto, là, vigilante, terribile, della moglie; e s’arrestò affannato nella corsa che aveva preso. A casa! a casa!
Se non che, davanti al portoncino… ma sì, lei… lei ch’era scesa… Annetta, sì. Egli la riconobbe subito. E anche lei lo riconobbe:
– Doro… tu?
E stese una mano. Egli si schermì:
– Lasciami… No, ti prego… Non posso… Lasciami…
– Come! – fece lei, ridendo e trattenendolo. – Se sei venuto a cercarmi… T’ho visto, sai? Caro… caro… sei tornato!… Sú. via! Perché no? Se sei tornato a me… Sú. sú…
E lo trasse per forza dentro il portoncino, e poi su per la scala, tenendolo per il braccio. Egli ansava col cuore in tumulto, la mente scombujata. Voleva svincolarsi e non sapeva, non poteva. Rivide la cameretta, tal quale anch’essa dal tetto basso… il letto, il cassettone, il divanuccio, le oleografie alle pareti…
Ma quando ella, tra tante parole affollate di cui egli non udiva altro che il suono, gli tolse il cappello e il bastone e poi i guanti, e fece per abbracciarlo, Teodoro Piovanelli, che già tremava tutto, la respinse, si portò le mani al volto, vacillò, come per una vertigine.
– Che hai? – domandò ella sorpresa, un po’ costernata: e lo trasse a sedere sul divanuccio.
Un impeto di pianto scosse le spalle di lui. Ella si provò a staccargli le mani dal volto; ma egli squassò il capo rabbiosamente.
– No! No!
– Tu piangi? – domandò la donna; poi, dopo aver guardato il cappello fasciato di lutto: – Forse… forse t’è morta?..
Egli accennò di sì col capo.
– Ah, poveretto… – sospirò lei, pietosamente.
Teodoro Piovanelli scattò in piedi, convulso; prese i guanti, il bastone, si buttò in capo il cappello; balbettò, soffocato:
– Impossibile… impossibile, lasciami andare…
Ella non si provò piú a trattenerlo; lo accompagnò, dolente, fino alla porta. Poi lì, sicurissima ormai che sarebbe ritornato, gli domandò, con voce mesta e con un mesto sorriso:
– T’aspetto, eh, Doro?… Presto…
Ma egli s’era messo sulla bocca il fazzoletto listato di nero, e non le rispose.

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