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CAPANNETTA di Luigi Pirandello | Testo

L’ora stabilita si avvicinava, e Màlia pallida, pallida, con le labbra come due foglioline di rosa secca, stava seduta dinanzi alla porta.
Guardava il piano verdeggiante che si inondava di buio – e quando lontanamente la squilla del villaggio suonò l’Ave, pregò anche lei.
E quel silenzio solenne, parve divina preghiera di Natura!
Dopo lungo aspettare Jeli venne. Questa volta avea lasciato la pipa, ed era un poco acceso e molto risoluto.
– Così presto? – disse Màlia tremante.
– Un quarto prima, un quarto dopo, è sempre tempo guadagnato – rispose Jeli.
– Ma…
– Santo diavolo! mi pare tempo di finirla con questi ma… Non sai tu, cuor mio, di che si tratta?…
– Lo so bene! lo so tanto bene… – s’affrettò a rispondere Màlia, che non poteva adattarsi a quella sconsigliata risoluzione.
Frattanto un fischio lontano avvertì Jeli che la vettura era pronta.
– Su via! – disse; – Maliella mia, coraggio! È la gioja che ci chiama…
Màlia mandò un grido – Jeli la prese per il braccio e di corsa…
Come pose il piede nella carretta – A tutta furia! – gridò.
I due giovani si strinsero e si baciarono con libertà per la prima volta.
A nove ore papà Camillo ritornò dalla valle e fischiò potentemente.
Venne la bimba in fretta e prima che fosse giunta:
– Dove è Jeli? – le domandò; – hai tu veduto Jeli?
– Padrone!… padrone!… – rispose quella con voce ansante, soffocata.
– Che cosa vuoi tu dirmi? Mummietta! – ruggì papà Camillo.
– Jeli… è fuggito… con Maliella…

E un suono rauco… selvaggio fuggì dalla strozza di papà Camillo.
Corse… volò alla capanna: prese lo schioppo e fece fuoco in aria. La fanciulla guardava tramortita.
Era uno spettacolo strano la collera pazza di quell’uomo. Un riso frenetico scattò dalle sue labbra e si perdé in un rantolo strozzato. – Non sapea più quel che si faceva… E fuori di sé appiccò il fuoco alla capannetta come per distruggere ogni cosa che gli parlava di sua figlia. – Poi di corsa furiosa, con lo schioppo in mano, via per il viale, dove forse sperava trovare gli amanti.
Per la lugubre sera salivano al cielo sanguigne quelle lingue di fuoco…
Fumava la nera capannetta, fumava crepitando, come se col lento scoppiettio volesse salutare la bimba, che pallida, inorridita, con gli occhi fissi la guardava.
Pareva che tutti i suoi pensieri seguissero la colonna di fumo, che s’innalzava dalla sua modesta dimora…
Fumava la nera capannetta, fumava crepitando, e la bimba stette muta a riposar gli sguardi sulla cenere cupa.

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