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L’UCCELLO IMPAGLIATO di Luigi Pirandello | Testo

La vigilia di Natale, Marco Picotti sentiva venire dalla strada il suono delle zampogne e dell’acciarino e il coro delle donne e dei fanciulli per l’ultimo giorno di novena davanti alla cappelletta parata di fronde; udiva lo schioppettìo dei due grossi fasci di paglia che ardevano sotto quella cappelletta; e così angosciato, si disponeva ad andare a letto all’ora solita, allorché una furiosa scampanellata lo fece sobbalzare, quasi con tutta la casa.
Una visita d’Annibale e della cognata. Annibale e Lillina.
Irruppero imbacuccati, sbuffanti, e si misero a pestare i piedi per il freddo, e a ridere, a ridere… Come ridevano! Vispi, allegri, festanti.
Gli parvero ubriachi.
Oh, una visitina di dieci minuti, soltanto per fargli gli augurii: non volevano che per causa loro ritardasse neppure d’un minuto l’andata a letto. E… non si poteva intanto aprire, neppure uno spiraglietto, per rinnovare l’aria un tantino là dentro? no, è vero? non si poteva, neppure per un minuto? Oh Dio, e che cos’era là quella bestiaccia, quell’uccellaccio impagliato su la gruccia? E questa? oh, una bilancetta! per le medicine, è vero? carina, carina. E donna Fanny? dov’era donna Fanny?
Per tutti quei dieci minuti, Lillina non si fermò un attimo, saltellando così, di qua e di là, per la camera del cognato.
Marco Picotti rimase stordito come per una improvvisa furiosa folata di vento, che fosse venuta a scompigliargli non solo la vecchia camera silenziosa, ma anche tutta l’anima.
– E dunque… e dunque… – si mise a dire, seduto sul letto? quand’essi se ne furono andati, e si grattava con ambo le mani la fronte: – e dunque…
Non sapeva concludere.
Possibile? Aveva ritenuto per certo che il fratello, subito dopo la prima settimana dalle nozze, dovesse disfarsi, cascare a pezzi. Invece, invece, eccolo là – benone, stava benone; e come lieto! felice addirittura.
Ma dunque? Che non ci fosse più bisogno davvero, neanche per lui di tutte quelle cure opprimenti, di tutta quella paurosa vigilanza? Che potesse anche lui sottrarsi all’incubo che lo soffocava; e vivere, vivere, buttarsi a vivere come il fratello?
Questi, ridendo, gli aveva dichiarato che non seguiva più nessuna cura e nessuna regola. Tutto via! al diavolo, medici e medicamenti!
– Se provassi anch’io?
Se lo propose, e per la prima volta andò in casa d’Annibale.

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