Footer menù

LA BERRETTA DI PADOVA di Luigi Pirandello | Testo

Rifornito d’olio il lampadino, quegli si accostò pian piano al feretro; si chinò; poi, senza volerlo, volse in giro uno sguardo e, prima di ritirarsi nella sua cameruccia sopra la sagrestia a dormire, tolse pulitamente con due dita la berretta al morto, e se la filò zitto zitto.
Cirlinciò non se n’accorse. Quando sentì chiudere e sprangare la porta della sagrestia, gli parve che la chiesa sprofondasse nel vuoto. Poi, nella tenebra, si avvisò a mala pena quel lumicino davanti all’altare lontano; a poco a poco quel barlume si allargò, si diffuse, tenuissimo, intorno. Gli occhi di Cirlinciò cominciarono a intravedere a stento, in confuso, qualche cosa. E allora, cauto, trattenendo il fiato, si provò a uscire dal nascondiglio.
Ma, contemporaneamente, altri due che si erano nascosti nella chiesetta con lo stesso intento, s’avanzavano cheti e chinati come lui, e con le mani protese, verso il feretro, ciascuno senza accorgersi dell’altro.
A un tratto però tre gridi di terrore echeggiarono nella chiesetta buja.
Lizio Gallo, credendosi solo ormai, s’era levato a sedere sul cataletto, imprecando al sagrestano e tastandosi la testa nuda. A quei tre gridi, urlò, anche lui, spaventato:
– Chi è là?
E, istintivamente, si ridistese sul cataletto, tirandosi di nuovo addosso la coltre.
– Compare… – gemette una voce soffocata dall’angoscia.
– Chi è?
– Cirlinciò?
– Quanti siamo?
– Porco paese! – sbuffò allora Lizio Gallo buttando all’aria la coltre e levandosi in piedi. – Per una berrettaccia di Padova! Quanti siete? Tre? Quattro? E voi, compare?
– Ma come! – balbettò Cirlinciò, appressandosi tutto tremante. – Non siete morto?
– Morto? Vorrei esserlo, per non vedere la vostra spilorceria! – gli gridò il Gallo, indignato, sul muso. – Come! non vi vergognate? Venire a spogliare un morto, come quel mascalzone del sagrestano! Ebbene, non la ho piú, vedete? se l’è presa! E dire che l’avevo promessa a uno dei portantini… Non si può piú neanche da morti esser lasciati in pace, al giorno d’oggi, in questo porco paese! Speravo di farmi rimettere i debiti… Ma sì! Quanti siete? tre, quattro, dieci, venti? Avreste la forza di tenere il segreto? No! E dunque facciamola finita!
Li piantò lì, allocchiti, intontiti come tre ceppi d’incudine, e andò a tempestare di calci e di pugni la porta della sagrestia.
– Ohé! ohé! Mascalzone! Sagrestano!
Questi accorse, poco dopo, in mutande e camicia, con la lanterna in mano, tutto stravolto.
Lizio Gallo lo agguantò per il petto.
– Va a ripigliarmi subito la berretta, pezzo di ladro!
– Don Lizio! – gridò quello, e fu per cadere in deliquio.
Il Gallo lo sostenne in piedi, scrollandolo furiosamente.
– La berretta, ti dico sporcaccione! E vieni ad aprirmi la porta. Non faccio piú il morto.

Comments are closed.
contatore accessi web