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CANDELORA di Luigi Pirandello | Testo

Forse, anzi certo, rappresenta la sua gloria, questa buffa fantasmagoria: le gemme, il lusso di Loretta, gl’inviti, le feste. La sua gloria e anche, perché no? la sua vergogna. Ma che glien’importa?
Tutta la sua vita, tutto ciò che di vivo è in lui egli lo mette, lo dà, lo spende per il gusto di far carnosa una foglia, facendosi egli stesso pasta carnosa, fibre e vene di quella foglia; rigido e nudo un sasso, che si senta e viva sasso sulla tela: e questo solo gl’importa.
La sua vergogna? la sua vita? la vita degli altri? Cose estranee, transitorie, di cui è vano tener conto. L’arte sua lei sola vive, l’opera che prepotentemente piglia corpo dalla luce e dal tormento della sua anima.
Se è stata così la sua sorte, è segno che non poteva essere altrimenti. Gli pare già tanto lontana a pensarci!
E così, come da lontano, ha detto a Loretta, questa mattina, che gli sarebbe piaciuto, certo – oh, ma senza dare alcun peso alla cosa – gli sarebbe piaciuto trovarsi accanto nella vita una compagna buona. a cui la povertà non avesse fatto tutta quella rabbia; una compagna umile e mite, sul cui seno avesse potuto riposarsi; che gli avesse ispirato con le sue sofferenze la stessa pena che gl’ispirava allora la sua arte misconosciuta.
Loretta, naturalmente, gli è saltata addosso come una gatta inferocita.
Ma che fa, intanto? Non ritorna giú con la tintura di jodio, la bambagia e la fascetta? Se n’è andata su piangendo, poverina…
Vuol essere amata, adesso, Loretta. Amata da lui, forse per dispetto della sua indifferenza. Non è una pazzia? Se egli la amasse davvero, dovrebbe ucciderla. Ci vuole quella indifferenza, come condizione imprescindibile per sopportare la vergogna ch’ella gli rappresenta accanto. Uscire da questa vergogna? E come è piú possibile ormai, se tutti e due l’hanno dentro, fuori, attorno? L’unica è questa, non darci importanza, e seguitare, lui a dipingere, lei a divertirsi, con Chico per ora, poi con un altro, ma anche con Chico e un altro insieme, allegramente. Cose della vita, sciocchezze… In un modo o nell’altro, passano e non lasciano traccia. Ridere, intanto, di tutte le cose nate male, che restano a penare nelle lor forme sgraziate o sconce, finché col tempo non crollano in cenere. Ogni cosa porta con se la pena della sua forma, la pena d’esser così e di non poter piú essere altrimenti. È appunto in questo il nuovo della sua arte, nel far sentire questa pena della forma. Sa bene lui che ogni gobbo bisogna che si rassegni a portare la sua gobba. E come le forme sono i fatti. Quando un fatto è fatto, è quello, non si cangia piú. Candelora, per quanto faccia, non potrà piú, per esempio, ritornar pura come quando era povera. Sebbene pura, forse, non è stata mai, Candelora, neppure da bambina Non avrebbe potuto fare ciò che ha fatto; e goderne, dopo.
Ma come mai, così all’improvviso, questa nostalgia di purezza; di mettersi con lui, adesso, appartata’ tranquilla, modesta, amorosa? Con lui, dopo quanto è avvenuto? Quasiché lui, adesso, sia piú in grado di prendere sul serio qualche cosa, nella vita: e l’amore, poi! e un amore poi, così tutto gualcito, come quello di lei, con l’immagine buffa di Chico e di quel critico e di tanti altri che, attorno a lei e a lui idillicamente abbracciati, si metterebbero a fare giro giro tondo…
Ohè, al sole, il sangue s’è tutto aggrumato e incrostato su le dentate; e il polso, e anche un po’ la mano gli si sono gonfiati; e incordate le vene.
Nane Papa si scuote dalle sue considerazioni e s’avvia per salire alla villetta. Chiama due volte, prima dalla scala, poi dalla saletta d’ingresso:
– Candelora! Candelora!
La sua voce rintrona nelle stanze vuote. Nessuno risponde. Entra nella stanza accanto allo studio, ov’è la scrivania, e dà un balzo indietro. Nella gran luce, ferma in quella stanza bianca, Candelora è buttata per terra, lunga, stirata, con le vesti scomposte, come se si fosse rotolata; una coscia scoperta. Accorre, le solleva la testa. Oh Dio, che ha fatto? La bocca, il mento, il collo, il seno, sono macchiati d’un giallo nerastro. Ha bevuto la boccetta del jodio.
– È niente! è niente! – le grida. – Candelora mia, ma che sciocchezza hai fatto? Bambina mia… Ma non è niente! Ti brucerà un po’ lo stomaco… Su! su!

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