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NOTTE di Luigi Pirandello | Testo

Era dunque vero ch’egli se l’era portata via con se, la vita, dalla casa paterna di Torino; ancora laggiù la aveva con sè, certo, se cantava… accanto a questa povera piccola amica, a cui forse aveva fatto un po’ di corte, in quei giorni lontani, oh così, per simpatia, senza malizia… per bisogno di sentirsi accanto il tepore d’un po’ d’affetto, la tenerezza blanda d’una donna amica.
– Vi ricordate, Noli?
Egli, con gli occhi nel vuoto della notte, bisbigliò:
– Sì… sì, signora, ricordo…
– Piangete?
– Ricordo…
Tacquero di nuovo. Guardando entrambi nella notte, sentivano ora che la loro infelicità quasi vaporava, non era più di essi soltanto, ma di tutto il mondo, di tutti gli esseri e di tutte le cose, di quel mare tenebroso e insonne, di quelle stelle sfavillanti nel cielo, di tutta la vita che non può sapere perché si debba nascere, perché si debba amare, perché si debba morire.
La fresca, placida tenebra, trapunta da tante stelle, sul mare, avvolgeva il loro cordoglio, che si effondeva nella notte e palpitava con quelle stelle e s’abbatteva lento, lieve, monotono con quelle ondate su la spiaggia silenziosa. Le stelle, anch’esse, lanciando quei loro guizzi di luce negli abissi dello spazio, chiedevano perché; lo chiedeva il mare con quelle stracche ondate, e anche le piccole conchiglie lasciate qua e là su la rena.
Ma a poco a poco la tenebra cominciò a diradarsi, cominciò ad aprirsi sul mare un primo frigido pallore d’alba. Allora, quanto c’era di vaporoso, d’arcano, quasi di vellutato nel cordoglio di quei due rimasti appoggiati ai fianchi della lancia capovolta su la sabbia, si restrinse, si precisò con nuda durezza, come i lineamenti dei loro volti nella incerta squallida prima luce del giorno.
Egli si sentì tutto ripreso dalla miseria abituale della sua casa vicina, ove tra poco sarebbe arrivato: la rivide, come se già vi fosse, con tutti i suoi colori, in tutti i suoi particolari, con entro la moglie e il suo piccino, che gli avrebbero fatto festa all’arrivo. E anch’ella, la vedovina, non vide
più così nera e così disperata la sua sorte: aveva con sé parecchie migliaia di lire, cioè la vita assicurata per qualche tempo: avrebbe trovato modo di provvedere all’avvenire suo e dei tre piccini. Si racconciò con le mani i capelli su la fronte e disse, sorridendo, al Noli:
– Chi sa che ffaccia avrò, caro amico, non è vero?
E si mossero entrambi per ritornare alla stazione.
Nel più profondo recesso della loro anima il ricordo di quella notte s’era chiuso; forse, chi sa! per riaffacciarsi poi, qualche volta, nella lontana memoria, con tutto quel mare placido, nero, con tutte quelle stelle sfavillanti, come uno sprazzo d’arcana poesia e d’arcana amarezza.

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