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SE… di Luigi Pirandello | Testo

È proprio così, Valdoggi; e senti: mia madre sostiene ch’io sono aberrato, ch’io non ragiono…
– Ragioni troppo, mi pare… – affermò il Valdoggi, già mezzo intontito.
– Sì! E questo è il mio male! – esclamò con viva spontanea sincerità Lao Griffi, sbarrando gli occhi chiari. – Ma io vorrei dire a mia madre: senti, io sono stato imprevidente, oh! – quanto vuoi… – ero anche predisposto, predispostissimo al matrimonio – concedo! Ma è forse detto che a Udine o a Bologna avrei trovato un’altra Margherita? (Margherita era il nome di mia moglie).
– Ah, – fece il Valdoggi. – T’è morta?
Lao Griffi si cangiò subito in volto e si cacciò le mani in tasca, stringendosi nelle spalle.
La vecchierella chinò il capo e tossì leggermente.
– L’ho uccisa! – rispose Lao Griffi seccamente. Poi domandò: – Non hai letto nei giornali? Credevo che sapessi…
– Non… non so nulla… – disse il Valdoggi sorpreso, impacciato, afflitto d’aver toccato un tasto che non doveva, ma pur curioso di sapere.
– Te lo racconterò, – riprese il Griffi. – Esco adesso dal carcere. Cinque mesi di carcere… Ma, preventivo, bada! Mi hanno assolto. Eh sfido! Ma se mi lasciavano dentro, non credere che me ne sarebbe importato! Dentro o fuori, ormai, carcere lo stesso! Così ho detto ai giurati: «Fate di me ciò che volete: condannatemi, assolvetemi; per me è lo stesso. Mi dolgo di quel che ho fatto, ma in quell’istante terribile non seppi, né potei fare altrimenti. Chi non ha colpa, chi non ha da pentirsi, è uomo libero sempre; anche se voi mi date la catena, sarò libero sempre, internamente: del di fuori ormai non m’importa più nulla». E non volli dir altro, né volli discolpe d’avvocato. Tutto il paese però sapeva bene che io, la temperanza, la morigeratezza in persona, avevo fatto per lei un monte di debiti… ch’ero stato costretto a dimettermi… E poi… ah poi… Me lo sai dire come una donna, dopo esser costata tanto a un uomo, possa far quello che mi fece colei? Infame! Ma sai? con queste mani… Ti giuro che non volevo ucciderla; volevo sapere come avesse fatto, e glielo domandavo, scotendola, afferrata, così, per la gola… Strinsi troppo. Lui s’era buttato giù dalla finestra, nel giardino… Il suo ex-fidanzato… Sì, lo aveva prima piantato, come si dice, per me: per il simpatico ufficialetto… E guarda, Valdoggi! Se quello sciocco non si fosse allontanato per un anno da Potenza, dando così agio a me d’innamorarmi per mia sciagura di Margherita, a quest’ora quei due sarebbero senza dubbio marito e moglie, e probabilmente felici… Sì. Li conoscevo bene tutti e due: erano fatti per intendersi a meraviglia. Posso benissimo, guarda, immaginarmi la vita che avrebbero vissuto insieme. Me l’immagino, anzi. Posso crederli vivi entrambi, quando voglio, laggiù a Potenza, nella loro casa… So finanche la casa dove sarebbero andati ad abitare, appena sposi. Non ho che da metterci Margherita, viva, come tante volte, figurati, nelle varie occorrenze della vita l’ho veduta… Chiudo gli occhi e la vedo per quelle stanze, con le finestre aperte al sole: vi canta con la sua vocina tutta trilli e scivoli. Come cantava! Teneva, così, le manine intrecciate sul capo biondo. «Buon dì, sposa felice!» – Figli, non ne avrebbero, sai? Margherita non poteva farne… Vedi? Se follia c’è, è questa la mia follia… Posso veder tutto ciò che sarebbe stato, se quel che è avvenuto non fosse avvenuto. Lo vedo, ci vivo; anzi vivo lì soltanto… Il se, insomma, il se, capisci?
Tacque un buon tratto, poi esclamò con tanta esasperazione, che il Valdoggi si voltò a guardarlo, credendo che piangesse:
– E se mi avessero mandato a Udine?
La vecchierella non ripeté questa volta: Destino! Ma se lo disse certo in cuore. Tanto vero, che scosse amaramente il capo e sospirò piano, con gli occhi sempre a terra, movendo sotto il mento tutti i grillotti d’argento di quei due nastri da corona mortuaria.

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