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DAGLI APPENNINI ALLE ANDE di Edmondo De Amicis

Ventisette giorni durò il viaggio! Ma gli ultimi furono i migliori. Il tempo era bello e l’aria fresca. Egli aveva fatto conoscenza con un buon vecchio lombardo, che andava in America a trovare il figliuolo, coltivatore di terra vicino alla città di Rosario; gli aveva detto tutto di casa sua, e il vecchio gli ripeteva ogni tanto, battendogli una mano sulla nuca: – Coraggio, bagai, tu troverai tua madre sana e contenta. – Quella compagnia lo riconfortava, i suoi presentimenti s’erano fatti di tristi lieti. Seduto a prua, accanto al vecchio contadino che fumava la pipa, sotto un bel cielo stellato, in mezzo a gruppi d’emigranti che cantavano, egli si rappresentava cento volte al pensiero il suo arrivo a Buenos Aires, si vedeva in quella certa strada, trovava la bottega, si lanciava incontro al cugino: – Come sta mia madre? Dov’è? Andiamo subito! – Andiamo subito; – correvano insieme, salivano una scala, s’apriva una porta… E qui il suo soliloquio muto s’arrestava, la sua immaginazione si perdeva in un sentimento d’inesprimibile tenerezza, che gli faceva tirar fuori di nascosto una piccola medaglia che portava al collo, e mormorare, baciandola, le sue orazioni.

Il ventisettesimo giorno dopo quello della partenza, arrivarono. Era una bella aurora rossa di maggio quando il piroscafo gittava l’àncora nell’immenso fiume della Plata, sopra una riva del quale si stende la vasta città di Buenos Aires, capitale della Repubblica Argentina. Quel tempo splendido gli parve di buon augurio. Era fuor di sé dalla gioia e dall’impazienza. Sua madre era a poche miglia di distanza da lui! Tra poche ore l’avrebbe veduta! Ed egli si trovava in America, nel nuovo mondo, e aveva avuto l’ardimento di venirci solo! Tutto quel lunghissimo viaggio gli pareva allora che fosse passato in un nulla. Gli pareva d’aver volato, sognando, e di essersi svegliato in quel punto. Ed era così felice, che quasi non si stupì né si afflisse, quando si frugò nelle tasche, e non ci trovò più uno dei due gruzzoli in cui aveva diviso il suo piccolo tesoro, per esser più sicuro di non perdere tutto. Gliel’avevan rubato, non gli restavan più che poche lire; ma che gli importava, ora ch’era vicino a sua madre. Con la sua sacca alla mano scese insieme a molti altri italiani in un vaporino che li portò fino a poca distanza dalla riva, calò dal vaporino in una barca che portava il nome di Andrea Doria, fu sbarcato al molo, salutò il suo vecchio amico lombardo, e s’avviò a lunghi passi verso la città.

Arrivato all’imboccatura della prima via fermò un uomo che passava e lo pregò di indicargli da che parte dovesse prendere per andar in via de los Artes. Aveva fermato per l’appunto un operaio italiano. Questi lo guardò con curiosità e gli domandò se sapeva leggere. Il ragazzo accennò di sì. – Ebbene, – gli disse l’operaio, indicandogli la via da cui egli usciva; – va su sempre diritto, leggendo i nomi delle vie a tutte le cantonate; finirai con trovare la tua. – Il ragazzo lo ringraziò e infilò la via che gli s’apriva davanti.

Era una via diritta e sterminata, ma stretta; fiancheggiata da case basse e bianche, che pareva tanti villini; piena di gente, di carrozze, di grandi carri, che facevano uno strepito assordante; e qua e là spenzolavano enormi bandiere di vari colori, con su scritto a grossi caratteri l’annunzio di partenze di piroscafi per città sconosciute. A ogni tratto di cammino, voltandosi a destra e a sinistra, egli vedeva due altre vie che fuggivano diritte a perdita d’occhio, fiancheggiate pure da case basse e bianche, e piene di gente e di carri, e tagliate in fondo dalla linea diritta della sconfinata pianura americana, simile all’orizzonte del mare. La città gli pareva infinita; gli pareva che si potesse camminar per giornate e per settimane vedendo sempre di qua e di là altre vie come quelle, e che tutta l’America ne dovesse esser coperta. Guardava attentamente i nomi delle vie: dei nomi strani che stentava a leggere. A ogni nuova via, si sentiva battere il cuore, pensando che fosse la sua. Guardava tutte le donne con l’idea di incontrare sua madre. Ne vide una davanti a sé, che gli diede una scossa al sangue: la raggiunse, la guardò: era una negra. E andava, andava, affrettando il passo. Arrivò a un crocicchio, lesse, e restò come inchiodato sul marciapiede Era la vita delle Arti. Svoltò, vide il numero 117 dovette fermarsi per riprender respiro. E disse tra sé: – O madre mia! madre mia! È proprio vero che ti vedrò a momenti! – Corse innanzi, arrivò a una piccola bottega di merciaio. Era quella. S’affacciò. Vide una donna coi capelli grigi e gli occhiali.

– Che volete, ragazzo? – gli domandò quella, in spagnuolo.

– Non è questa, – disse, stentando a metter fuori la voce, – la bottega di Francesco Merelli?

– Francesco Merelli è morto, – rispose la donna in italiano.

Il ragazzo ebbe l’impressione d’una percossa nel petto.

– Quando morto?

– Eh, da un pezzo, – rispose la donna; – da mesi. Fece cattivi affari, scappò. Dicono che sia andato a Bahia Blanca, molto lontano di qui. E morì appena arrivato. La bottega è mia.

Il ragazzo impallidì.

Poi disse rapidamente: – Merelli conosceva mia madre, mia madre era qua a servire dal signor Mequinez. Egli solo poteva dirmi dov’era. Io sono venuto in America a cercar mia madre. Merelli le mandava le lettere. Io ho bisogno di trovar mia madre.

– Povero figliuolo, – rispose la donna, – io non so. Posso domandare al ragazzo del cortile. Egli conosceva il giovane che faceva commissioni per Merelli. Può darsi che sappia dir qualche cosa.

Andò in fondo alla bottega e chiamò il ragazzo, che venne subito. – Dimmi un poco, – gli domandò la bottegaia; – ti ricordi che il giovane di Merelli andasse qualche volta a portar delle lettere a una donna di servizio, in casa di figli del paese?

– Dal signor Mequinez, – rispose il ragazzo, sì signora, qualche volta. In fondo a via delle Arti.

– Ah, signora, grazie! – gridò Marco. – Mi dica il numero… non lo sa? Mi faccia accompagnare, – accompagnami tu subito, ragazzo; – io ho ancora dei soldi.

E disse questo con tanto calore, che senz’aspettar la preghiera della donna, il ragazzo rispose: – andiamo; – e uscì pel primo a passi lesti.

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