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Parafrasi COMPLETA canto 1 (I) del poema Orlando Furioso

50
Solo il fatto di trovarsi sola tra quei boschi
le fa pensare di prendere il cavaliere come guida;
perché chi sta nell’acqua fino alla gola, annegando,
sarebbe molto ostinato se non chiedesse aiuto.
Se questa occasione ora le sfugge,
non potrà poi mai più trovare una scorta più fidata;
poiché già in precedenza aveva sperimentato a lungo
quel re, fedele più di qualunque altro suo amante.

51
Non pensa però di alleviare l’affanno
che distrugge lui che la ama,
e rimediare ad ogni precedente danno
donandogli quel piacere che ogni amatore più desidera:
ma con qualche finzione, con qualche inganno,
trama ed ordisce di mantenerne viva la sua speranza;
tanto che per quel suo fine se ne servirà,
per poi tornare alle sue abitudini, insensibile ed ostinata.

52
Fuori da quel cespuglio oscuro e buio
all’improvviso si mostra nella sua bellezza,
come dalla foresta o fori dall’ombrosa grotta
Diana o Venere si mostrarono;
e dice non appena è visibile: “La pace sia con te;
ai tuoi occhi Dio difenda la nostra reputazione,
e non tolleri, contro ogni giustizia,
che tu abbia di me una così falsa opinione.”

53
Mai con tanta felicità e stupore
una madre posò i propri occhi sul figlio,
che aveva pianto e sospirato pensandolo morto,
dopo che aveva sentito ritornare l’esercito senza di lui appresso;
con quanta felicità il saraceno, e con quanto stupore,
la nobile figura ed il leggiadro
comportamento, e le angeliche sembianze,
si vide all’improvviso apparire dinnanzi a sé.

54
Pieno di dolce ed amoroso affetto,
corse dalla sua sua donna amata, dalla sua dea,
la quale lo tenne stretto al collo con le sue braccia,
come in Catai non avrebbe mai forse fatto.
Al regno del padre, al nido ove era nata,
avendo ora Sacripante con sé, come guida, rivolge il pensiero:
subito in lei si riaccende la speranza
di poter presto rivedere la sua ricca reggia.

55
Angelica gli raccontò, nei minimi particolare, ciò che successe
dal giorno che fu mandato da lei
a chiedere soccorso in Oriente
al re Gradasso di Sericana e Nabatea;
e come Orlando la salvò all’ultimo
dalla morte, dal disonore e da situazioni pericolose:
e che così aveva avuto la propria verginità inviolata,
come l’aveva avuta dalla nascita.

56
Forse era vero ciò che diceva, ma non era però credibile
a chi fosse padrone della propria ragione;
ma parve facilmente possibile a Sacripante,
che aveva commesso un ben più grave errore, innamorandosi.
Quel che l’uomo potrebbe vedere, l’amore gli nasconde,
e ciò che non sarebbe visibile viene fatto vedere dall’amore.
Il racconto fu creduto; poiché l’uomo misero è solito
credere troppo facilmente a ciò che ha bisogno di credere.

57
“Se male seppe Orlando, cavaliere di Anglante,
approfittare per sua sciocchezza della situazione favorevole,
pagherà poi le conseguenze; perché da ora in avanti
la fortuna non gli proporrà più una tale buona occasione
(disse tra sé e sé Sacripante):
ma io non intendo imitarlo,
così da lasciare tutto il bene che mi è concesso
per poi avere di che rammaricarmi di me stesso.

58
Coglierò la fresca e mattutina rosa,
che, con il tempo, potrebbe perdere la sua freschezza.
So bene che a una donna non si può far cosa
che sia più dolce e piacevole,
anche se si mostro disdegnosa a riguardo,
ed a volte se ne stia triste e piangente:
non permetterò che un rifiuto o un finto sdegno
non lasci prender forma e realizzare il mio intento.”

59
Così pensa Sacripante; e mentre si appresta
al dolce assalto, un rumore forte proveniente
dal vicino bosco gli rimbomba nelle orecchie,
così che contro voglia è costretto ad abbandonare l’impresa:
si rimette l’elmo (avendo la vecchia abitudine
di girare sempre armato),
raggiunge il destriero, gli rimette le briglie,
rimonta in sella ed impugna la lancia.

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