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Parafrasi COMPLETA canto 1 (I) del poema Orlando Furioso

10
Rimasta sola nella tenda, la donzella,
che avrebbe dovuto essere la ricompensa del vincitore,
visto l’andamento degli eventi, salì in sella ad un cavallo
e ad momento opportuno scappò,
avuto presagio che, quel giorno, avversa
alla fede cristiana sarebbe stata la fortuna.
Entrò in un bosco e per lo stretto sentiero
incontrò un cavaliere che avanzava a piedi.

11
Con addosso la corazza, in testa l’elmo,
al fianco la spada ed al braccio lo scudo,
correva per la foresta più rapidamente
di un contadino poco vestito in una gara di corsa.
Una timida pastorella mai così rapidamente
sottrasse il piede dal morso di un serpente letale,
quanto rapidamente Angelica tirò le redini per cambiare direzione
non appena si accorse del guerriero che sopraggiungeva a piedi.

12
Era questo guerriero (Rinaldo) quel paladino,
figlio di Amone, signore di Montauban,
al quale poco prima il proprio destriero
per uno strano caso era fuggito di mano.
Non appena posò lo sguardo sulla donna,
riconobbe, nonostante fosse lontana,
l’angelica figura ed il bel volto
che lo avevano fatto prigioniero delle reti dell’amore.

13
La donna volta indietro il cavallo
e per il bosco lo lancia in corsa a briglia sciolta;
più per la rada (sgombra) che per la fitta boscaglia
non va cercando la via migliore e più sicura,
perché pallida, tremante, e fuori di sé,
lascia che sia il cavallo a frasi strada da solo.
L’animale da ogni parte, nell’inospitale foresta,
tanto vagò che infine giunse alla riva di un fiume.

14
In riva al fiume trovò Ferraù
tutto impolverato e sudato.
Poco prima lo aveva tolto dalla battaglia
una grande desiderio di bere di riposarsi;
e poi, contro la sua volontà, lì si dovette fermare ,
perché, nella fretta di bere,
lasciò cadere nel fiume il proprio elmo
ed ancora non era riuscito a ritrovarlo.

15
Sopraggiunse, gridando quanto più poteva
la donzella spaventata.
Udita la voce, il Saracino salta sulla riva
la guarda attentamente in viso
e subito riconosce che chi sta arrivando arriva al fiume,
nonostante fosse pallida e turbata dalla paura
e fossero passati più giorni dall’ultima volta che ne ebbe notizia,
era senza dubbio la bella Angelica.

16
Essendo di indole gentile e forse avendo
anche l’animo infiammato non meno dei due cugini,
porse a lei tutto l’aiuto che era in grado di dare,
come se avesse riavuto l’elmo, temerario e spavaldo:
sguainò la spada e corse minaccioso
verso Rinaldo, che in realtà non era per niente intimorito da lui.
Più volte si era già non solo visti
ma anche scontrati con le armi.

17
Cominciò lì una battaglia crudele,
a piedi, come si trovavano entrambi, con le spade sguainate,
Non solo le piastre della corazza e la maglia di ferro
ma neanche gli scudi reggevano ai loro colpi.
Ora, mentre l’uno si occupa affannosamente dell’altro,
il destriero di Angelica è costretto ad affrettare il passo,
perché con quanta forza riesce a spronarlo,
la donna lo spinge a correre per il bosco e l’aperta campagna.

18
Dopo che si furono affaticati invano
i due cavalieri nel tentativo ognuno di fare soccombere l’altro,
in quanto, con la spada in mano, non
meno istruito, capace, era l’uno dell’altro;
fu per primo il signore di Montauban
a rivolgersi al cavaliere spagnolo,
così come colui ha in petto, nel cuore, tanto fuoco
che lo fa ardere tutto senza trovare pace.

19
Disse al pagano: “Avrai creduto me solo
di ferire quando invece ferisci anche te stesso,
se questo accade perché la sfavillante bellezza
di Angelica ha acceso d’amore anche il tuo petto,
che cosa guadagni facendomi perdere tempo qui?
Che anche se tu mi catturi o mi uccidi
non riuscirai a fare tua la bella donna,
da momento che, mentre noi ci attardiamo, lei scappa via.

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