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Parafrasi COMPLETA canto 7 (VII) del poema Orlando Furioso

20
Quale suntuosa, ricca, e trionfante mensa
di qualsivoglia successore di Nino, primo re Assiro,
o quale mai tanto celebre e famosa
mensa di Cleopatra in onore del vincitore romano (Cesare o Antonio),
potrebbe eguagliare questa, che l’amorosa
maga aveva posta innanzi al paladino?
Una simile non credo che venga apparecchiata nemmeno là sull’Olimpo dove
Ganimede serve da bere al sommo Giove.

21
Dopo che erano state tolte le tavole apparecchiate e le vivande,
facevano, sedendo in cerchio, un lieto gioco:
nel quale ognuno domanda nell’orecchio dell’altro,
come più a loro piace, qualche segreto;
così che agli amanti offrì una comoda occasione
di rendere noto il loro Amore senza dover rispettare alcun divieto:
ed infine si accordarono
per ritrovarsi insieme quella notte.

22
Terminarono subito quel gioco, molto prima
di quanto non fosse abitudine là dentro:
quindi i paggi, con torce, precedendoli,
cacciarono le tenebre con molte luci.
Circondato da una piacevole compagnia,
Ruggiero andò a coricarsi
in una adornata e fresca cameretta,
scelta quale la migliore tra tutte le altre presenti.

23
E dopo che con dolci e buoni vini
furono nuovamente fatte le dovute offerte,
e se ne andarono gli altri inchinandosi con riverenza,
ed ognuno se ne è tornato alla propria stanza;
Ruggiero entrò sotto le profumate coperte di lino
che sembravano essere state tessute da Aracne,
tenendo tuttavia le proprie orecchie attente
per sentire se stava ancora per arrivare la bella donna.

24
Ad ogni piccolo movimento che lui udiva,
sperando che fosse lei che arrivava, alzava il proprio capo:
credeva di sentire qualcosa ma spesso era solo frutto della sua immaginazione;
quindi, rendendosi conto del proprio errore, sospirava.
A volte usciva dal letto ed apriva l’uscio della cameretta,
guardava con attenzione fuori ma senza trovare nulla:
e maledì ben mille volte l’ora che lo separava dall’arrivo di lei
e che ci metteva così tanto a passare.

25
Spesso diceva a sé stesso: “Sta partendo adesso Alcina”;
ed incominciava quindi a contare i passi
che potevano esserci tra la stanza sua e quella
dalla quale si aspettava che Alcina uscisse;
prima che la bella donna fosse effettivamente giunta,
immagina queste ed altri vane situazioni.
Spesso teme che sia capitato qualche impedimento,
a porsi tra la mano ed il frutto del desiderio.

26
Alcina, dopo che all’operazione di profumarsi,
dopo lungo tempo, mise fine,
giunto il momento di non indugiare oltre,
ormai che nel palazzo ogni cosa era tranquilla,
uscì sola fuori dalla propria camera;
ed in silenzio andò, attraverso una via segreta,
là dove a Ruggiero il timore e la speranza avevano,
per molto tempo, combattuto tra loro intorno al cuore.

27
Come Ruggiero, successore di Astolfo come amante di Alcina, si vede
apparire sopra i ridenti e luminosi occhi di lei,
come se avesse nelle vene zolfo infiammato,
non sembra riuscire a stare nella propria pelle.
Ora sino ai propri occhi, completamente immerso, ben nuota nel golfo
delle delizie e delle cose belle:
salta dal letto e la accoglie tra le proprie braccia,
senza poter aspettare oltre che lei si spogli;

28
sebbene non avesse lei indosso né gonna né sottana;
poiché arrivò da lui avvolta in un leggero drappo di seta,
messo sopra ad una camicia,
bianca e sottile più di qualunque altra.
Non appena Ruggiero la abbracciò, cedette
il mantello che aveva addosso: e restò a coprirla solo il velo sottile e rado,
che non copriva né il davanti né il didietro
più di quanto un sottile vetro possa coprire le rose ed i gigli.

29
L’edera non tiene tanto stretta
la pianta intorno alla quale si è avvinghiata,
così come si stringono tra loro i due amanti,
cogliendo dal respiro sulle labbra
un soave fiore, quale non può produrre un seme
indiano o arabo nella sabbia che fa crescere così bene le piante aromatiche.
Del grande piacere che provavano, tocca a loro raccontare;
poiché spesso avevano più di una lingua in bocca.

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