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Parafrasi COMPLETA canto 12 (XII) del poema Orlando Furioso

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Poi rivolto a Ferraù disse: “Bestia di un uomo,
se io non avessi visto che sei privo del tuo elmo,
di ciò che hai detto, se l’hai detto a buona o cattiva ragione,
senza esitare oltre, ti farei rendere conto.”
Disse lo Spagnolo, Ferraù: “Delle cose che a me non importano,
perché ti devi invece tu interessare?
Io, contro voi due, sono capace da solo
di mettere in pratica ciò che ho detto, anche ora, senza l’elmo indosso.”

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Disse Orlando a Sacripante: “Deh,
fammi il favore di prestare a costui il tuo elmo,
così che possa curarlo dalla pazzia;
mai ho avuto occasione di vederne una paragonabile ad essa.”
Il re, Sacripante, rispose: “Chi sarebbe poi più pazzo, io o lui?
Se la domanda che mi hai appena fatto ti sembra ragionevole,
prestagli allora il tuo di elmo;  perché non sarò meno bravo,
di quanto forse possa esserlo tu, a punire un folle.”

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Aggiunge Ferraù: “Parlate da sciocchi, come se,
se mi fosse cosa gradita portar un elmo,
non ne sareste già voi rimasti senza, non lo avrei già sottratto a voi;
perché vi avrei tolto i vostri, contro la vostra volontà.
Ma per raccontarvi piccola parte dei fatti miei,
me ne vado così in giro, senza elmo, per un giuramento fatto,
ed andrò in giro così fino a che non potrò avere l’elmo, di ottima fattura,
che porta sul capo il paladino Orlando.

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Rispose sorridendo il conte Orlando: “Dunque
ritieni di poter, anche a capo nudo,
fare ad Orlando quello che in Aspromonte
lui stesso aveva già fatto ad Almonte?
Credo io al contrario che se tu dovessi mai trovarti di fronte Orlando,
avresti timore di lui dalla testa alla pianta dei piedi;
non vorresti l’elmo, ma daresti a lui
tutte le altre armi che hai addosso, a patto di non dover combattere.”

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Lo spaccone Spagnolo disse: “Già molte altre
volte, ed altre ancora, ho messo alle strette Orlando così
che avrei potuto facilmente togliergli le sue armi,
tutte quelle che aveva indosso, non soltanto l’elmetto;
e se io non lo feci, è perché vengono alla mente alle volte
propositi che uno non immagina neanche di poter avere:
non ebbi, allora, voglia di sottrargli le armi; ora invece ne ho, e spero
che possa riuscire facilmente nell’intento.”

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Orlando non riuscì più a mostrarsi paziente
e gridò quindi: “Bugiardo, brutto traditore,
in quale paese, e quando, ti sei trovato
ad essere più forte di me con le armi in mano?
Quel paladino, alle cui spalle ti stai vantando,
che pensi essere lontano da te, sono io.
Ora potrai vedere se tu effettivamente puoi levarmi l’elmo dalla tesa,
o se sono invece io in grado di toglierti tutte le altre armi.

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Non voglio neanche trovarmi, rispetto a te, in condizione di vantaggio.”
Detto così, si tolse l’elmo
e lo appese ad un ramoscello di faggio;
impugnando saldamente, allo stesso tempo, la propria spada.
Ferraù non perse per questo coraggio:
trasse la spada e si raccolse in posizione,
così da poter, con la spada e con lo scudo levato in aria,
coprire il proprio capo nudo.

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Così i due cavalieri cominciarono,
muovendo in cerchio i propri cavalli, a fare volteggi;
e dove le placche dell’armatura si congiungevano, e mostravano parti
prive di ferro, ognuno, con la propria spada, cercava di ferire l’altro.
In tutto il mondo, non poteva essere trovata una altra coppia di cavalieri
adatta ad affrontarsi in duello più di questa:
erano eguali per forza e per coraggio;
nessuno dei due poteva ferire l’altro.

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Cardinale Ippolito, sono sicuro abbiate già compreso
che Ferraù era completamente invulnerabile, grazie ad un incantesimo,
ad eccezione dell’ombelico, là dove il suo primo alimento
prende il bambino ancora rinchiuso all’interno del ventre materno:
e dal giorno in cui la terra nera del sepolcro
gli coprì la faccia, iniziò a coprire con armatura
il punto del suo corpo dove poteva arrivare il pericolo, sempre
con sette piastre di acciaio di buona fattura e ben temprate.

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Allo stesso modo anche Orlando
era completamente invulnerabile, ad eccezione di una parte del corpo:
poteva essere ferito sotto le piante dei piedi;
le difese perciò con ogni possibile stratagemma ed artificio.
Ogni altra parte del loro copro era più dura del diamante
(se la loro fama non si discosta dalla realtà);
e l’uno e l’altro andavano, più come ornamento
che per reale necessità, alle loro battaglie totalmente armati.

2 Responses to Parafrasi COMPLETA canto 12 (XII) del poema Orlando Furioso

  1. Carlo Novembre 18, 2014 at 4:47 pm #

    Incomprensibili alcune parti,

    • OrlandoFurioso Novembre 24, 2014 at 4:59 pm #

      Rivisto tutto il canto! 😉

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