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Parafrasi canto 29 (XXIX) del poema Orlando Furioso

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Sentendo poi che quel peso gli gravava troppo,
pose in terra la cavalla con l’inenzione di condurla per la briglia.
La bestia lo seguiva zoppicando e con passo lento;
diceva Orlando: “Cammina!” ma lo diceva inutilmente.
Fosse stata anche in grado di seguirlo al galoppo,
non sarebbe stato comunque abbastanza per il destriero di un pazzo.
Alla fine le levò dal capo la cavezza,
e la legò, dietro di sé, sopra al piede destro;

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e così prosegue il proprio cammino trascinandola, e per confortarla
le dice che così potrà seguirlo con un maggiore agio.
Le levano il pelo e le asportano la pelle
i sassi che incontra lungo quel difficile cammino.
La bestià, così malamente trascinata, morì
finalmente per lo strazio ed il disagio.
Orlando non pensa a lei e non la guarda nemmeno,
procede di fretta senza rallentare il cammino.

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Non smise di trascinarsela dietro sebbene fosse ormai morta,
continuando il proprio veloce viaggio verso occidente;
saccheggia continuamente ville e case,
quando sente di aver bisogno di cibo;
sia frutti che carne che pane, per ingozzarsi,
ruba agli altri; ed usa anche la forza contro le persone:
qualcuna la lascia morta, altre le lascia storpie;
per poco tempo si ferma, procede continuamente oltre.

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Avrebbe agito allo stesso modo, o poco meno,
con la sua donna, se non si fosse nascosta alla sua vista;
poiché non era in grado di distinguere il bianco dal nero,
e credeva di fare del bene, facendo in relatà del male.
Sia maledetto quell’anello magico ed anche
il cavaliere, Ruggiero, che a lei lo aveva donato!
Poiché se non fosse stato per quell’anello, Orlando avrebbe
potuto vendicare sé stesso ed altri mille in un solo colpo.

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Non solo lei, ma avessoro potuto stare
tra le mani di Orlando anche tutte quelle che ci sono al giorno d’oggi;
poiché tutte, allo stesso modo di Angelica, non mostrano gratitudine,
né si può trovare in loro traccia di bontà.
Ma prima che le corde, rallentate dal dolore,
possano emettere un suono stonato con quanto stò cantando,
farò meglio a rimandare ad altra occasione questa narrazione,
così che il racconto possa risultare meno noioso a chi lo ascolta.

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