Footer menù

Parafrasi canto 29 (XXIX) del poema Orlando Furioso

60
Aveva gli occhi quasi nascosti nella testa, tanto erano rientrati,
la faccia smagrita ed asciutta quasi quanto un osso,
la chioma arruffata, squallida ed irta,
la barba folta, spaventosa e spiacevole.
Angelica non fu più veloce a vederlo,
di quanto lo fu a tornare indietro, tremando tutta:
tremando tutta, e riempiendo il cielo di grida,
si volse chiedendo aiuto verso la sua guida, Medoro.

61
Non appena lo stolto Orlando si accorse di lei,
per trattenerla si alzò di botto:
tanto gli piacque il volto delicato di Angelica,
tanto ne divenne immediatamente ghiotto.
Di averla lungamente amata e riverita,
ogni ricordo era in lui guasto e ridotto in pezzi.
Le corre dietro, e si comporta
come si comporterebbe il cane per rincorrere la preda.

62
Il giovane Medoro, vedendo quel pazzo inseguire
la sua donna, gli getta il proprio cavallo addosso,
e contemporaneamente lo percuote e lo colpisce,
non appena vede che gli costui gli volta le spalle.
Crede di potergli staccare la testa dal busto:
ma trova invece una pelle dura come osso,
anzi, molto più dell’acciaio; poiché Orlando era nato
invulnerabile per incantesimo..

63
Come Orlando si sentì colpire alle spalle,
si girò, nel girarsi strinse il pungo
e con una forza che supera ogni possibile misura,
colpì il destriero che il saraceno aveva spinto innanzi.
Lo colpì al capo, e come se fosse stato di vetro,
lo spezzò, così che quel cavallo uccise:
e si voltò nuovamente, nel medesimo istante,
verso colei che gli fuggiva dinnanzi.

64
Angelica spinge in tutta fretta la propria cavalla,
e con frusta e con speroni la colpisce ripetutamente;
poiché le sembrerebbe lenta, per il proprio bisogno di fuggire,
anche se volasse più veloce della freccia scagliata dall’arco.
Si ricorda poi che l’anello che porta al dito
può salvarla, e se lo getta quindi in bocca:
e l’anello, che non perde i suoi poteri magici,
la fa sparire così come con un soffio fa sparire il lume.

65
Fosse stata la paura, o l’aver assunto
una posizione tanto scomposta nel maneggiare l’anello,
oppure il fatto che la cavalla fosse caduta a terra,
io non posso affermare né l’una né l’altra ipotesi;
nello stesso momento in cui si gettò
l’anello in bocca e nascose alla vista il proprio bel viso,
sollevò le gambe in aria, cadde dall’arcione
e si trovò riversa sulla sabbia.

66
Fosse stato quella caduta anche più corta di due dita,
sarebbe rimasta avviluppata con il matto,
che nell’urto le avrebbe tolto la vita;
ma una grande fortuna l’aiutò in quella circostanza.
Cerchi ora pure, Angelica, con un’altro furto di ottenere l’aiuto
di una altra bestia, come già aveva prima fatto;
perché non sarà per riavere questa cavalla
che si metterà ancora a correre sulla sabbia dinanzi al paladino.

67
Non dubitate ora che lei riesca
a provvedere a sé stessa; seguiamo quindi le vicende di Orlando,
nel quale non cessa la rabbia e l’impeto
per il fatto che Angelica si tenga a lui nascosta.
Insegue la cavalla di lei lungo la nuda spiaggia,
e le si avvicina sempre di più:
riesce a toccarla, ed ecco che l’afferra per la criniera,
quindi per il freno, ed alla fine riesce a trattenerla.

68
Il paladino la afferra esultando tanto quanto
un’altro avrebbe fatto prendendo invece una ragazza:
le sistema le redini e la briglia,
spicca un salto e si va a mettere in sella;
la spinge al galoppo per molte miglia,
senza concederle riposo, ora da questa ed ora da un’altra parte:
non le toglie mai né la sella né il freno,
mai le lascia assaporare né l’erba e né il fieno.

69
Voledosi cacciare dall’altra parte di un fossato,
finisce a gambe all’aria con la cavalla.
L’incidente non nuoce a lui, né lui sentì il colpo;
ma la povera cavalla, urtando il fondo del fossato, si sloga una spalla.
Orlando non riesce a trovare un modo per tirarla fuori dal fossato,
alla fine se la mette in spalla
e ritorna su, e procede con tutto quel carico sulle spalle
per una distanza superiore a tre tiri d’arco.

Comments are closed.

Powered by WordPress. Designed by WooThemes

contatore accessi web